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lunedì 13 aprile 2015

Ti consiglio un pilot: Daredevil di Netflix


Netflix ci ha cotto a fuoco lento con questo Daredevil! Sono mesi che con piccoli imput  ben centellinati : teaser di pochi secondi, trailer e poster, non ha fatto altro che aumentare l'hype per l'arrivo di questa serie, suggerendo forte e chiaro il concetto che per Netflix era la prima serie dedicata a un fumetto Marvel che si traduceva in prima serie di Marvel in mano a un cable (se vogliamo definirlo così). Ebbene, il concetto è cristallino già dopo i primi quattro minuti iniziali seguiti da una sigla ammaliante. 
Netflix ha investito un buon budget, si vede bene nella cura della regia, della fotografia, sublimemente sfocata ad esempio quando sta a sottolineare l'empatia di Matt nel sentire con il suo sesto senso la sincerità delle persone.


Into the Ring ci introduce alla storia di Matt Murdock e dei suoi comprimari e lo fa senza perdersi troppo in spiegoni noiosi. Matt perde la vista da bambino a seguito di un incidente che lo segna anche emotivamente; la perdita di un senso viene rimpiazzata dall'amplificazione degli altri che Matt decide di mettere al servizio della società; di giorno come avvocato e di notte come vigilante per le strade di Hell's Kitchen, nei panni di Daredevil.
La prima cosa che colpisce e che comunque fa la differenza in questo episodio pilota, oltre alla grande cura nei particolari già citata, è senza dubbio la caratterizzazione di Matt, riuscita pienamente in poche scene. Daredevil è un fumetto cupo e intenso e la serie di Steven S. DeKnight punta proprio su questo per farci empatizzare con il personaggio. Matt nei panni del vendicatore è un grande combattente con molte risorse ma non è invincibile è un uomo che non sconfigge il suo avversario in un batter d'occhio,ogni combattimento è sudato, Matt cade e perde sangue e questo proposito non posso non spendere due parole sulle sequenze di combattimento, curate sia per lo stile coreografico sia per l'intensità e il movimento che trasmettano alla scena.
Di giorno Matt è un avvocato alle prime armi, insieme a Foggy Nelson (Elden Henson) suo migliore amico, s'imbatte nel suo primo caso da difensore, Karen Page (Deborah Ann Woll) accusata di omicidio. Grazie al suo sesto senso, Matt crede all'innocenza della ragazza immediatamente ma scopre anche ben presto qualche importante omissione nel racconto.
Nel frattempo, durante l'episodio, ci viene presentato anche il lato malvagio di Hell's Kitchen dietro il quale si nasconde l'artefice che ha incastrato Karen. 


Il cast di Daredevil non potrebbe essere più azzeccato a cominciare da Charlie Cox che i più attenti ricorderanno per il suo forte accento irlandese in Boardwalk Empire per finire con Deborah Ann Woll perfettamente in parte e anche decisamente cresciuta artisticamente da True Blood, anche nelle scene a tre con Henson si respira una buona chemestry tra tutti e tre gli attori e una buona fluidità e tempi recitativi.


Netflix ha colpito nel segno con questo pilot e ci è riuscita nonostante le aspettative molto alte, giocando la carta dell'umanità di Daredevil, viene quasi spontaneo paragonarlo alla trasposizione cinematografica più brutta nella storia dei cinecomic, il Daredevill del 2003 con il quale non condivide nulla, soprattutto l'estraneità al ruolo di Ben Afflect. Pargonandolo anche alle altre trasposizioni televisive e cinematografiche della Marvel, Daredevil di Netflix ha una classificazione che per noi Italiani equivale alla visione consigliata agli adulti, un semaforo rosso per intenderci che lascia libero il creatore e gli sceneggiatori di spingere l'acceleratore su scene brutali e violente libertà che fa salire la produzione più in alto nella scala delle altre serie tv Marvel. Prepariamoci quindi a una buona dose di sangue che renderà tutto molto realistico ed entusiasmante. 
 

venerdì 3 aprile 2015

Quest'estate tutti in Scozia! Outlander dal libro di Diana Gabaldon alla serie tv di Starz



Sweet Life diventa Limoni Gialli e si trasferisce, mi trovate qui:                          LimoniGialli.com




Quando circa un anno fa avevo saputo che Ronald D. Moore, papà della serie cult di Battlestar Galatica, aveva in mente di portare sul piccolo schermo le vicende di Diana Gabaldon autrice della saga di Outlander, ne sono stata subito felice. 
Chairisco subito però che io il libro non l'ho amato per niente anzi, per certi versi mi aveva molto infastidito.
La mia felicità proveniva da una commistione di cause che anticipavano una serie tutt'altro che banale. Eh sì, perché in fin dei conti quando nel lontano 2010 (o era ancora prima?) mi ero fatta convincere a comprare e poi leggere quel tomone gigante di Oulander (in Italiano la Straniera riedito in occasione del debutto della serie tv da Corbaccio) ero piena di aspettative; se ne parlava così bene che nessuno mi aveva preannunciato che mi sarei trovata davanti un romance in tinte fantasy con lunghi momenti di noia e spruzzate di sadismo qui e lì. 
Stoicamente avevo sorbito le 838 pagine nonostante il genere non mi fosse congeniale per una ragione: le vicende di Claire e Jamie a me interessavano era tutto il contorno un po' troppo harmony a non convincermi.
Sapevo, perché avevo amato Battlestar Galatica, che Ronald D. Moore non mi avrebbe tradito e così è stato.
Outlander la serie, lo dico subito e non me ne vogliano le lettrici fan della saga letteraria, nobilita di molto il libro; soprattutto un aspetto non di poco conto come il trattamento riservato alle donne dell’epoca è ben affrontato e non reso “sexy o attraente” cosa che non avviene nel più blasonato Game of Thrones, dove una sfilza di donne viene violentata facendo da sfondo ad azioni importanti guarda caso con uomini protagonisti.


La serie colpisce proprio per quell'eleganza che a mio avviso latita un po' nel libro, probabilmente anche per il mezzo meno flemmatico qual è la tv, eleganza e originalità che si notano nell'episodio, forse più bello della prima parte di stagione, “the Wedding". Un episodio che sarebbe potuto, se gestito male, apparire volgare ma che invece risulta la perla di questa serie.
La serie tv convince oltre che per la direzione e la sceneggiatura anche per la scelta dei tre attori protagonisti: Caitriona Balfe e Sam Heughan hanno una buonissima intesa e sono azzecatissimi nei ruoli, Tobias Menzies che ha il ruolo di Frank e del suo antenato Jonathan Randall è ben amalgamato alla storia narrata.
I primi episodi di Oulander, infatti, appaiono a prima vista più lenti e dilatati rispetto al crescendo del ritmo che si raggiunge con il quarto episodio, ma sono necessari a darci le basi della dualità in cui si trova Claire. Divisa tra due mondi e tra due uomini. 
Costruendo con pazienza e intelligenza il rapporto tra Frank e Claire nei primi episodi è molto più semplice, ad esempio rispetto al libro (ma questo è opinabile, ne sono consapevole), capire per lo spettatore lo stato d'animo di Claire e quindi le sue azioni.


Leggevo proprio l'altro giorno che dopo la messa in onda della serie c'è stato un Boom di prenotazioni in Scozia. Questa serie è stata un bel modo per incrementare il turismo. E in effetti anche io l'ho detto dopo pochi episodi: "Senti, quest'estate andiamo in Scozia!" Questa magia antica e rurale, la natura, la lingua, tutto è ben reso nella serie e ci rimanda a un luogo magnetico da voler visitare a tutti i costi!
 Io vi consiglio di recuperare questa serie perché è un buon intrattenimento in lingua originale sarebbe l'ideale come sempre, MA SE non masticate bene l'inglese Fox ha già trasmesso dal 9 Marzo la prima parte di stagione, mentre il 4 Aprile Starz manderà in onda in prima assoluta la conclusione della prima. E voi? Siete fan del libro o della serie?

venerdì 13 giugno 2014

In The Flesh: Recensione dell’episodio 2.06 – Episode 6




Quando ho recensito, qualche settimana fa, il terzo episodio di questa stagione di In The Flesh avevo sottolineato come, nonostante la storyline orizzontale avesse dovuto acquistare un ampio respiro rispetto alla prima stagione, l'intimità del racconto non era andata persa. Purtroppo giunta al sesto e ultimo episodio, su quest'aspetto devo fare un passo indietro. In The Flesh, sia chiaro, resta uno dei prodotti più originali degli ultimi anni, soprattutto perché tratta il tema degli zombie in un'ottica poco inflazionata, con un brillante utilizzo di metafore sociali tutto sommato ben gestite. Qualcosa, però nel complesso della stagione è venuto a mancare, l'impressione sembra che dalla storyline che era stata ideata avrebbero potuto tirar fuori almeno il doppio degli episodi ma per ragioni di produzione hanno dovuto condensare il tutto in solo 6. Praticamente il problema opposto alla prima stagione, dopo la storia era stata pensata proprio per essere narrata in tre episodi. L'episodio finale, risulta a mio avviso un po' deludente con colpi di scena, se così vogliamo chiamarli, un tantino telefonati e veloci.  La storyline di Maxine e il fatto che avesse messe in moto tutto per far si che il fratello risorgesse, era ben chiaro già da un paio di episodi com'era chiaro che aveva perso un po' il contatto con la realtà, spunti invece molto interessanti sui quali però l'episodio ha solo sorvolato: il ritorno alla vita di Amy. Questo, infatti, è stato il fulcro interessante su cui mi aspettavo maggior concentrazione ma che, con tutta probabilità, rappresenterà la storyline della prossima stagione (se mai ci sarà!).
Amy, infatti, muore per la seconda volta e sicuramente questo evento sarà parte della mitologia della serie; la seconda morte potrebbe rappresentare proprio il tassello essenziale per il secondo risveglio. Non a caso, nelle battute finali, notiamo che anche Kieran inizia ad avere degli strani sintomi, identici a quelli che Amy aveva avuto all'inizio della trasformazione. Altro aspetto importante, secondo me, troppo poco approfondito se consideriamo le dinamiche spiccatamente drammatiche più che fantascientifiche della serie, è la questione Kieran e famiglia. Anche qui, si risolve tutto un po' troppo velocemente per i miei gusti; è chiaro che soprattutto il padre e Jem avevano da sempre più di una riserva su Kieran e vederlo senza "maschera" per quello che è realmente li ha messi nella condizione, per la prima volta, di doversi scontrare e rapportare con la sua diversità. Fin qui siamo tutti d'accordo, ma da questo ad arrivare a chiuderlo in camera nell'attesa che venga mandato al centro di recupero per poi ripensarci e corrergli incontro mentre e sotto l'effetto della micidiale droga per riportarlo allo stato rabbioso, è piuttosto spiazzante nonché troppo repentino. Mi è mancata l'intensità di questo passaggio, di questo cammino di accentazione. E viene spontaneo paragonare questi momenti con quelli del finale della prima stagione è mancato quel pathos quel coinvolgimento dello spettatore alle sorti dei personaggi. Dov'è l'emozione, l'angoscia, l'ansia? Come dicevo nell'introduzione, viene logico pensare che con un po' di episodi in più tutto quello che appare solo accennato sarebbe stato invece ben approfondito. Due cose, ho invece apprezzato molto: la madre di Philip che vince la palma come miglior genitore dell'anno e viene naturalmente messa a paragone con la madre di Kieran; quest'ultima intenta a organizzare la fiera del paese, come se fare altro potesse cancellare la vera natura del figlio e la prima che invece si congratula perché finalmente Philip si è aperto a qualcuno e ha scelto di amare. D'altronde chi ama non giudica e la madre di Philip accetta Amy per quello che è, andando più in le delle apparenze e questo messaggio che poi è il fil rouge della serie, arriva forte e chiaro! Ho trovato quel "Good Choice" così commovente, in grado di esprimere veramente l'amore di un genitore. Infine c'è Kieran che combatte naturalmente il blu oblivion, perché la paura di fare del male a qualcuno è talmente inaccettabile per lui, che finalmente sceglie di accattarsi a 360 c° e sente così il bisogno di restare nel luogo in cui è cresciuto invece che scappare altrove. La scrittura su questo personaggio ha mantenuto perfettamente le promesse della prima stagione mi è piaciuta molto l'evoluzione e la sua crescita. Dico invece un "ni" a Simon e alla coppia a tutti costi. Era impossibile per chi ha amato la prima stagione, riuscire ad accettare totalmente Kieran e Simon dopo che avevamo conosciuto la straziante storia con Rick. Sì, probabilmente c'è un po' di masochismo ad amare le storie difficili e contrastate ma questa con Simon mi è parsa un ripiego e un "contentino" per i fan. Chissà se sapranno farcelo amare un po' nella prossima stagione che spero venga prodotta nonostante BBC Three sia stato chiuso e reso visibile solo online.
Il bilancio finale è positivo, tuttavia la seconda stagione di In The Flesh non è riuscita a reggere il difficile confronto con la precedente per le ragioni spiegate, ci lascia però con un bel cliffhanger: chi sono i tizi che scavano nella tomba di Amy?  La rivedremo viva? Considerazioni sparse:
in the flesh_206-3- Per rispondere alla mia domanda di chiusura: Spero di sì, perché senza Emily Bevan che In The Flesh sarebbe? Non possiamo scaricare certo tutta la stagione sulle spalle del bravissimo Luke Newberry. E poi diciamolo se Simon e Kieran non mi hanno appassionato, ci hanno pensato Amy e Philip a intenerirmi!
- La chiusura di BBC Three ha fatto ventilare la possibilità che la terza stagione di In The Flesh venga trasmessa online con lo stesso criterio del network Netflix.
- Solo io ho sperato per tutti e sei gli episodi che ci fosse il secondo risveglio, così che Rick tornasse dal mondo dei morti?

venerdì 6 giugno 2014

Mad Men: Recensione dell'episodio 7.07 - Waterloo

Sono sette anni che Mad Men va in onda e ormai abbiamo appurato che è uno di quei pochi prodotti che possiamo definire, a ragione: capolavori! Ho sempre cercato di dare la giusta importanza alle parole e per questo motivo, per scelta, nel mio vocabolario raramente uso parole così totalizzanti e definitive, per Mad Men devo fare un'eccezione. Perché, sì, siamo di fronte a un esempio di scrittura intelligente, brillante che ha alzato l'asticella di molto sulla qualità dei prodotti televisivi. Questo finale di metà stagione, ci ricorda, nel caso ci fosse bisogno, perché questa serie è così perfetta da poterla definire arte. Ogni cosa che avviene è un tassello del grande puzzle composto elegantemente da Weimar in questi sette anni. La gravidanza negata di Peggy, nella prima stagione, non è stata certo messa in un cassetto, è una ferita viva, l'ha resa quello che è ora tanto da poterci far leggere in una luce particolare la sua amicizia con il bambino che abita nel suo stabile. Elizabeth Moss continua a donare parti di sé a questo splendido e intenso personaggio che giunti a questo punto della serie, alla chiusura del cerchio, non può non commuoverci con quell'abbraccio al piccolo Julio, con il quale ha stretto un rapporto materno. Sono questi particolari, proposti sempre in modo elegante e misurato e mai urlato, che ci faranno sentire fortemente la nostalgia di questa serie, dopo l'ultimo segmento di stagione finale.
Ma a fornire la cornice storica e metafora di rifermento a questo finale di stagione, è lo sbarco sulla luna del  1969. L'uomo sembra aver raggiunto un traguardo inarrivabile ma la sua inesorabile natura finita lo rende soggetto alle cadute. Mentre Neil Armstrong poggia un piede sulla superficie lunare, Bert Cooper cade per sempre. I corpi sono soggetti alla caduta e Bert non fa eccezione.  La reazione dei soci della SC&P dopo un momentaneo senso di smarrimento è come ci ha abituato Mad Men, estremamente cinica.  Cutler coglie l'occasione subito per far notare che con la morte di Bert, il voto per tenere Don nella compagnia si è perso, solo Roger appare il più provato ma è anche l'unico che sa quando giocare l'asso nella manica. Ottiene, infatti, un accordo per diventare una filiale della McCann e tenere, così, il traballante Don al suo posto. Lo sappiamo, ai soldi pochi riescono a dire di no, e, nonostante qualche resistenza da parte di Ted che sta attraversando una crisi esistenziale molto profonda e vorrebbe lasciare il lavoro, la fusione viene votata all'unanimità. E' Roger, quindi, a tenere ancora tutti insieme.
La metafora dello sbarco sulla luna come approdo e meta inarrivabile è utilizzata anche per raccontarci il successo di Peggy. Amo il lavoro fatto su questo personaggio, già l'ho spiegato nell'apertura della mia recensione, ma trovo incantevole come ci abbiano mostrato questo salto definito di Peggy; spalleggiata da Don ha l'opportunità di presentare la sua campagna senza dover essere relegata al suo ruolo di genere, come imponeva Pete di voce materna. Maternità alla quale Peggy ha preferito la carriera ma che ritorna sempre a indicarle il suo passato e presente.
Mad Men, per ora, termina con Robert Morse che chiude il sipario tornando a fare quello per cui  è noto al grande pubblico americano: un musical. L'attore, infatti, è vincitore di un Tony Awards per How to Succeed in Business Without Really Trying. Termina, con un episodio splendido ma lasciandoci una sensazione d'incompiutezza. L'idea di tagliare a metà l'ultima stagione, come fatto per Breaking Bad, mal si accorda a questo tipo di serie a mio avviso. Ci lascia, ancora una volta, con Don che raccoglie i pezzi di un altro matrimonio finito conscio di essere ancora più solo al mondo, fatta eccezione per quel filo che gli impedisce di cadere: i suoi figli. La telefonata a Sally ci ricorda, se c'è ne fosse bisogno che l'unica donna che può veramente salvare Don da se stesso è Sally Draper.

martedì 22 aprile 2014

Vikings: Recensione episodio 2.08 - Boneless

La profezia della principessa Aslaug si è avverata, sarebbe stato strano il contrario visto che non ne sbaglia una: Il figlio che portava in grembo e che era stato concepito dopo il ritorno di Ragnar è nato con un menomazione a una gamba, è un senza ossa come ci  annuncia il titolo.
Vikings_208-2La prima parte dell'episodio si concentra proprio sulla disperazione e allo stesso tempo sul conflitto interiore di Ragnar e Aslaug per le sorti di questo bambino,che in una società di guerrieri avrà vita difficile se non breve, non essendo in grado di camminare. Ancora una volta, devo sottolineare l'intensità di Travis Fimmell perfetto nel mostrarci il tormento e lo struggimento di Ragnar.   Boneless però è anche un episodio di preparazione al gran finale; i tempi stringono e la partenza per il Wessex si avvicina. Lagherta, che si è guadagnata il titolo di jarl, è pur sempre una donna e come tale deve combattere e dimostrare maggiore astuzia e forza per riuscire a essere tratta da eguale dagli uomini: dal suo secondo che cerca di far valere un accordo stipulato in precedenza e dal suo ex marito che pur cercando di trattarla da eguale, poiché Jarl non sembra voler dividere con nessuno la leadership della spedizione. D'altro canto l'abbiamo visto sin dal primo episodio, Ragnar è guidato da una profonda fede per il proprio destino, crede fermamente nella propria discendenza morale e fisica dagli dei.
Vikings_208-6Un altro elemento che si aggiunge in questo episodio, anche se ne avevamo visto un buon accenno nel precedente, è l'approfondimento sul personaggio di Floki. Floki, sin dal principio è stato "consegnato" così allo spettatore senza tante spiegazioni o particolari riflessioni; dallo scorso episodio invece, dalla sua reazione alla gravidanza di Helga ci viene detto che Floki è inquieto. Una mina vagante che potrebbe creare qualche problema a Ragnar negli scontri finali. Lo vediamo confessare alla moglie i suoi dubbi su Ragnar e la sua fiducia crescente per King Horik che a suo avviso sa comprendere gli dei che tormentano Floki meglio di Ragnar. Floki, costruttore di navi, grazie al quale Ragnar è riuscito a razziare le coste della Sassonia, spostando quindi le sue mire espansionistiche a ovest, si sente tradito dalla noncuranza di Ragnar sempre più’egocentrico e visionario. E' proprio in queste sottolineature che ci viene ricordato che Vikings è una serie che parla di un popolo a 360 C°, quindi anche di famiglia e amicizia.
Vikings_208-1Vikings_208-3Amicizia che lega Ragnar a Floki, ma che lega anche Ragnar a  Athelstan. Quest'ultimo ci viene mostrato brevemente ancora una volta come strumento didattico; Athelstan risponde alle domande pungenti sugli usi e costumi dei Vichinghi rivolte dalla Principessa della Mercia, ninfomane insaziabile, in visita alla corte di King Ecbert. L'episodio termina con l'arrivo sulle coste del Wessex. Ragnar vorrebbe come King Ecbert utilizzare la diplomazia e parlare, soprattutto perché ormai è certo che Athelstan sia vivo. Re Horik dal canto suo, fa notare per la seconda volta che i tre alleati non sono eguali, poiché Re dovrebbe avere l'ultima parola sulla spedizione. Il tutto si risolve in un colpo di mano di quest'ultimo che tende un'imboscata al figlio di Re Ecbert e ai suoi uomini, giunti sulle coste per dare il benvenuto diplomatico ai Vikinghi. Episodio preparatorio ma non per questo poco interessante. Ci lascia la possibilità dimettere a fuoco i nostri protagonisti e i rapporti tra loro, come quello sempre più forte che si sta instaurando tra Rollo e suo nipote Bjorn, molto preoccupato per la sua prima vera battaglia mostrando quindi una natura molto diversa da quella del padre.
Questa recensione è stata pubblicata il 20 Aprile 2014 anche su Telefilm Central.org

sabato 19 aprile 2014

The Good Wife: Recensione dell'episodio 5.15 - Dramatics, Your Honor


Ci siamo, purtroppo spetta a me. Ho visto Dramatics, Your Honor un paio di ore fa e da allora sto cercando di posticipare il momento in cui mi sarei dovuta sedere qui e scrivere la recensione, ma poi ho deciso di togliermi il pensiero subito. Credo che certe volte sia meglio non metabolizzare certi twist narrativi ma analizzarli subito a caldo. Parlare di questo episodio di The Good Wife è per me, come credo sarebbe per chiunque altro fan della serie, estremamente difficile. Non eravamo preparati a quello che stava per accadere e soprattutto  gli eventi qui narrati, daranno una sferzata alle storie di tutti i personaggi della serie, anzi cambieranno The Good Wife in modo sostanziale. Che qualcosa sarebbe successo in quest'arco di episodi era stato annunciato ma a differenza di altre serie, i King e la CBS hanno deciso, saggiamente, di non costruire sull'evento in sé l'hype, bensì hanno nascosto l'evento in questione nel modo migliore possibile, ponendo come storyline principale le elezioni truccate e il video che incrimina Peter. L'attenzione era tutta concentrata lì da svariati episodi e soprattutto da quando Will era stato inserito nella storyline come legale di Peter ai tempi dei fatti. Anche in Dramatics, Your Honor si riprende questa storyline: Alicia decide di testimoniare volontariamente al Public Integrity Section circa il video e il suo coinvolgimento come legale di Peter.
The Good Wife_515Lo spettatore è distratto da tutto ciò senza rendersi conto che il cuore dell'episodio non riguarda per nulla questa storyline ma, quella di Jeffrey Grant. Abbiamo conosciuto questo ragazzo e il suo caso all'inizio di questa stagione. Jeffry Grant è accusato di aver ucciso Dani Littlejohn un anno prima. Lui dice di non averla mai conosciuta e Will gli crede fermamente, nonostante le prove vadano tutte contro di lui. Costruisce una difesa basata sulla possibilità che il DNA trovato sotto le unghie della ragazza si arrivato lì non per contatto diretto ma per un caso fortuito dovuto prima allo scambio di un libro e poi, quando questa tesi viene rigettata, dalle lenzuola della lettiga che entrambi li aveva portati al pronto soccorso. La tensione del processo e le violenze subite in carcere sono talmente insopportabili che Jeffrey Grant, improvvisamente perde la testa e spara all'impazzata nell'aula di tribunale. Boom! E' esattamente in questo momento dell'episodio che ho iniziato ad avere il cuore in gola e la sequenza in cui Kalinda entra nell'aula e trova Will a terra, agonizzante credo che rimarrà per un po' nella mia memoria. Nonostante questo colpo di scena a dir poco impensabile, nessuno mai avrebbe immaginato l'epilogo.
5goodwife15screencap24Will è morto. Non ci sono momenti di concitazione per rianimarlo. No, niente di tutto ciò.
La scena in cui Diane e Klainda lo trovano sul letto del pronto soccorso senza una scarpa è una delle scene più fredde, forti della serie e di molte altre serie. I king hanno scritto una lettera aperta  ai fan per spiegare le loro ragioni di questa scelta e leggendola si può provare anche a condividere il discorso in generale ma su una cosa non sono d'accordo: Alicia non è la protagonista assoluta di The Good Wife. E se la loro intenzione era costruire una serie con solo una donna divisa tra carriera e famiglia, beh mi spiace, ma allora i personaggi gli sono sfuggiti un po' di mano. Perché è chiaro che i comprimari in questa serie, i co-protagonisti e nel caso specifico, Will, sono essenziali, vitali per raccontare la storia di Alicia. Will, per com'è stato tratteggiato e per il ruolo fondamentale rivestito nella storia di Alicia, era un protagonista della serie e non solo per la storia che li univa ma per tantissime piccole altre ragioni. Basta ricordare quegli episodi in cui lui era stato sospeso e non era sempre in scena, la sua mancanza si sentiva e anche molto.
Il rapporto difficile da definire tra i due è sempre stato raccontato come parte integrante della trama tanto che ogni volta che i due s'incontravano e battibeccavano, come nell'ultimo episodio, il messaggio sembrava un altro. Alla fine, credo che la maggior parte degli spettatori di The Good Wife sperasse che il Bad Timing per la coppia finisse e arrivasse il good timing. Speravamo che il fallimento sentimentale di Alicia si risolvesse proprio con la sua apertura verso Will. Non avevamo fretta noi fans della buona moglie, ci andava bene anche che questa riconciliazione questo "tempo giusto" arrivasse come scena finale della serie. E invece no, proprio per niente.
The Good Wife_515-1Intendiamoci, capisco la difficoltà di scrivere l'uscita di scena di un personaggio quando un attore decide di andarsene non è mai facile e sicuramente i King non sono stati felici di dover rinunciare a uno dei protagonisti della serie. Julian Fellowes ci è passato un anno fa e gli spettatori stanno ancora lanciando dietro le maledizioni a lui e a Dan Stevens. Josh Charles voleva lasciare la serie ma la morte di Will è qualcosa d'inaccettabile per gli spettatori, spero che questo gli showrunner lo sappiano. E' vero che la vita è imprevedibile e che cose del genere possono succedere, come dicono i King la tv non pone l'accento spesso l'irrimediabilità della morte, in realtà non sono d'accordo, anzi fin troppo spesso vediamo morire personaggi e soprattutto verso questo periodo dell'anno.
Da fan della serie quello che faccio fatica ad accettare e capire è questo bisogno che le cose finiscano nel sangue e in modo così violento ci sono altre strade che loro non volevano prendere, l'hanno spiegato bene, ma che forse sarebbero state più adatte alla serie e ai personaggi. Cercando invece di osservare l'episodio in modo più distaccando e tentando un'analisi da non fan, trovo intelligente e coraggioso sfruttare quest'uscita di scena per spezzare una monotonia narrativa per rinfrescare la trama per portare una veloce evoluzione nei personaggi, anche se ho dei dubbi sul dopo Will. Non so come tireranno avanti per un'intera stagione senza il protagonista della serie. Posso capire i sette episodi che mancano e che ruoteranno inevitabilmente intorno a questo evento ma gli altri ventidue episodi? Come faranno a far finta di niente? Ho fiducia però in questi scrittori e sono curiosa di vedere cosa ci riserveranno.
5goodwife15screencap18Ovviamente mettendo da parte gli aspetti più emotivi riguardanti l'episodio e sospendendo, per ora, il giudizio sulla scelta di uccidere in modo violento uno dei protagonisti della serie, non si può non elogiare ancora una volta gli sceneggiatori per l'eleganza con cui scelgono di raccontare un avvenimento così delicato, per la capacità di costruire una scena in modo così epico da farla entrare senza ombra di dubbio tra le scene cult della televisione. La delicatezza e il realismo nel soffermarsi nei particolare che spezzano il cuore dello spettatore; il piede di Will senza scarpa è uno di questi, il pianto di Kalinda quando lo trova morto sulla barella e lo sguardo di Alicia che risponde alla chiama di Kalinda e scopre che Will non c'è più.
Considerazioni sparse:
- Ovviamente passa quasi in secondo piano, purtroppo, l'entrata in scena di Matthew Goode che interpreta l'avvocato dell'accusa e che viene coinvolto nella sparatoria rimanendo però solo lievemente ferito. Il suo ruolo a detta dei King, sarà importante nei prossimi episodi.
- Ci sono rumors e pettegolezzi in giro sul web che parlano di un possibile attrito tra l'attore e la rete che non ha voluto aumentargli il compenso, altri rumors parlano di una Julianna Marguiles un po' prima donna che non vuole dividere la scena con gli altri attori, poiché la protagonista della serie è lei (mah!) Sono solo rumors!
- Will Gardner è morto... non so se il concetto era chiaro.
 Questa Recensione è stata pubblicata anche sul portale Telefilm-central.org il 26 Marzo 2014

venerdì 18 aprile 2014

Shameless: Recensione dell'episodio 4.12 - Lazarus - Finale di stagione

Shameless_412-2Come ogni anno ho atteso l'inizio di Shameless con molta trepidazione, nonostante io segua moltissime serie tv, Shameless è una di quelle (poche) che attendo di più e che stagione dopo stagione non tradisce mai le mie aspettative. Ci sono serie tv che intrattengono lo spettatore, altre che lo tengono impegnato mentalmente e altre ancora che lo emozionano. Shameless riesce a fare tutto in dodici episodi riuscendo a polarizzare l'attenzione con una varietà di storyline diverse, con un tono drammatico in cui elementi comici vengono incastrati alla perfezione. Se è possibile, gli sceneggiatori sono riusciti con il quarto capitolo a perfezionare ancora di più questo già prefetto equilibro regalandoci la stagione più bella della serie. Lazarus, completa in modo magnifico questa stagione da awards. Qui elementi drammatici della storyline sono rappresentati dalla bipolarità di Ian.
Purtroppo per i Gallagher nulla è semplice e le menti dietro questa serie hanno deciso che dopo il coming out - favoloso, lasciatemelo dire - di Mickey, la coppia Ian e Mickey non poteva passare momenti di serenità. La tanto annunciata bipolarità di Ian, viene a galla. La prima crisi maniaco-depressiva, infatti, lo colpisce lasciandolo inerme per giorni. Non riescono Mickey, né Debbie e Carl né tantomeno Fiona a far riprendere il povero Ian. Un plauso agli scrittori per aver saputo spiegare la sindrome bipolare con un paio di semplici battute: non è tristezza, non è un semplice periodo NO per Ian, è una sindrome maniaco-depressiva che può portarlo al suicidio senza preavviso. I Gallagher ci sono passati già con Monica ed eccoli dover rivivere la stessa cosa con il loro fratello.
Shameless_412-7Bisogna segnalare una delle scene più belle dell'episodio: quella che vede dopo tanto tempo Noel Fisher recitare con Emmy Rossum. E sono scintille! I due più bravi del cast si confrontano sulla malattia di Ian e la rabbia e tristezza di Mickey aggiunte alle lacrime di Fiona, rendono la scena struggente. Questa è stata senza dubbio la stagione che ha consacrato Noel Fisher nell'olimpo degli attori più talentuosi in circolazione; la sua interpretazione è intensa e ha questa capacità innata di comunicarci i mille stati d'animo del suo personaggio così complesso, con il solo uso dell'espressione facciale. Lo smarrimento misto a serenità al bar, quando si accorge che a nessuno importa poi molto che lui sia gay, la preoccupazione e il dolore per Ian, sono a livello recitativo prove eccellenti. A lui è affidata la scena più triste e drammatica con Fiona ma è protagonista anche della più divertente con Svetlana che per "conquistare" il marito è disposta a indossare un pene finto generando una reazione esilarante in Mickey. Un attore completo che insieme al resto del cast meriterebbe un po' di attenzione da parte della critica e dell'academy.
Shameless_412-3
Altro capitolo fondamentale del finale di stagione è riservato a Fiona. La più grande dei Gallagher dopo una breve esperienza in prigione viene rilasciata per sovraffollamento. Neanche il tempo di tornare a casa che ottiene, grazie all'intercessione della sua agente di sorveglianza, un nuovo lavoro. Qui c'è l'ingresso nel cast
del papà dei Winchester o Denny Duquette di Grey's Anatomy,al secolo Jeffrey Dean Morgan. Se pensiamo che all'inizio della stagione, Fiona aveva ingranato la marcia giusta con il lavoro, ritrovarla a fare la cameriera e ad affrontare i problemi di droga non ancora pienamente accettati, potrebbe essere un triste epilogo. In realtà l'esperienza vissuta sembra aver fatto crescere Fiona che finalmente decide di assumersi le proprie responsabilità. L'aver toccato il fondo l'ha resa più forte e più cosciente dei propri limiti. Parlando di crescita anche Lip ha subito una notevole trasformazione in questi dodici episodi, passando da quasi rinunciatario universitario un po' troppo egocentrico a umile studente.
Shameless_412Il suo incontro nel bar con Mandy è molto triste, con il completo costoso e in compagnia degli amici del Collage, Lip sembra ormai lontano dalla vecchia vita e Mandy, convinta di meritarsi bifolchi avventori del bar che la palpeggiano e un fidanzato violento, pensa di desiderare troppo, volendo Lip. La speranza è che il personaggio di Mandy subisca la stessa evoluzione di tutti gli altri personaggi. Scritti e interpretati tutti in modo così realistico e onesto. John Wells ci ha offerto l'evoluzione dei personaggi che noi, serial addicted, tanto speriamo di vedere: non ci sono stravolgimenti o WTF, le scelte narrative sono coerenti con i personaggi che così non restano di carta o bidimensionali, ma sono persone in carne d'ossa e come tali crescono dinamicamente. Si esagera sempre con eleganza. Questo è il plauso più grande che si può fare a questa serie, insieme a quello di aver saputo rappresentare il genere dramedy alla perfezione. La parte comedy dell'episodio è rappresentata da Sheila e Sammy che si contendono Frank. Sheila perde l'appello per l'adozione dei bambini nativi americani, quindi questo farebbe pensare a un matrimonio finito prima di iniziare, ma in realtà non è così. Anche nella trama di Sheila c'è una profondità quasi commovente. Sheila si sente sola: prima le pulizie gratuite dai Gallagher, poi la riserva indiana e i bambini in affido e ora il matrimonio con Frank, tratteggiano una donna fragile e bisognosa di donare agli altri, qualsiasi cosa. Così la cena cucinata a Frank viene donata a Sammy e a suo figlio, pochi momenti prima cacciati da casa. La scena di chiusura non poteva non essere spiazzante, in fin dei conti parliamo di Shameless: Frank sputa in faccia, nel suo solito stile, al fegato nuovo e al poveraccio non alcolizzato che avrebbe potuto riceverlo al posto suo e beve alla faccia di tutti, purtroppo c'è Carl con lui che viene iniziato in tenera età ai superalcolici.
Shameless_412-6Considerazioni Sparse: -Momento "piangiamo tutti insieme": La reazione di Carl e Debbie alla vista di Fiona che prepara la colazione. -Sorpresa inattesa: questo è stato un vero colpo di scena, che ci crediate oppure no, neanche il cast regolare lo sapeva (controllate su Twitter le reazioni del cast mentre andava in onda l'episodio). Jimmy è vivo! Justin Chatwin ha avuto l'embargo sulla scena; l'attore è stato alloggiato in hotel lontano dagli altri e la sorpresa è stata fatta proprio a tutti! Questa volta gli sceneggiatori me l'avevano fatta, avevano detto in modo molto chiaro che era morto e io ci avevo creduto e invece... eccolo qui! -Sottolineo anche la cura nella parte tecnica di questo episodio; la regia, soprattutto le scene riguardanti Fiona, è stata molto incisiva e originale, giocando con le voci fuori campo o le scene anticipate. - Riflessione: Visto che l'academy ha acconsentito a far cambiare categoria a Shameless da Dama a comedy, leggete qui per ulteriori dettagli, quest'anno la serie ha qualche speranza in più di venire almeno presa in considerazione ai premi che contano! Che dite, ci vogliamo illudere? Mettiamoci l'anima in pace e distraiamoci in qualche modo, Gennaio 2015 è molto lontano ancora.
La recensione è uscita anche su Telefilm Central.org -l'8-04-2014

lunedì 24 marzo 2014

The Americans: Recensione dell’episodio 2.03 – The Walk In



Sin dalla premiere di questa stagione è stato chiaro come gli sceneggiatori vogliano approfondire il tema della genitorialità. Come faceva notare anche Lalla, nella sua recensione della premiere, dopo aver affrontato i problemi di coppia tra Elizabeth e Phillip, questo è il momento di stringere il fuoco d'attenzione sull'essere spie e genitori allo stesso tempo. Un compito già arduo e pieno di responsabilità che si complica ulteriormente quando quelli che dovrebbero educare sono delle spie senza troppi scrupoli.
The Americans-203-2The Americans-203-4A complicare la situazione c'è la crescita di Paige che, non più una bambina, inizia a notare lo strano comportamento dei genitori. Per indagare su di loro contravviene alle regole dei genitori e si reca dall'unica parente viva di sua conoscenza, in realtà semplicemente un'altra spia che si finge in piena demenza senile. Il fulcro dell'episodio non riguarda la missione di Elizabeth e Philips, infatti questa appare sullo sfondo e desta la nostra attenzione solo quando Elizabeth risparmia il responsabile della rimessa. Ormai mi meraviglio quando i due coniugi Jennings risparmiano qualche innocente e non il contrario. Il fulcro sta proprio invece nella scoperta improvvisa di Elizabeth del proprio istinto materno. Lei non è quell'essere freddo e risoluto che pensava di essere nella prima stagione, il suo ferimento alla fine della prima stagione e l'uccisione della famiglia di spie vista nel primo episodio, ha ridefinito le sue priorità e ha risvegliato un sentimento che era sopito e tenuto a bada dal rigido addestramento ricevuto in giovinezza. Ora Elizabeth prova una forte ansia e preoccupazione per la sua doppia vita e il terrore che possa accadere anche a loro quello che è successo a Leanne la paralizza. Elizabeth si reca da Derek per consegnargli la lettera con cui la madre gli spiegava tutta la verità, lettera che avrebbe potuto chiarire l'uccisione dei genitori; ma quando si accorge che il ragazzo è troppo scioccato e allo stesso tempo molto giovane e quindi in grado di rifarsi una vita e dimenticare, sceglie di non seguire il volere di Leanne. L'episodio è inframmezzato con dei flashback molto belli che ci mostrano la decisione, non proprio spontanea, di Elizabeth di avere il suo primo figlio. La fotografia vintage, il montaggio e i costumi, così come le pettinature, sono veramente eccellenti e ci permettono di tuffarci negli anni sessanta senza troppi problemi e sono utili soprattutto per vedere il cambiamento di Elizabeth.
The Americans-203-3La scena più bella dell'episodio però, riguarda a mio avviso, Philip e il suo a faccia a faccia con Paige. Matthew Rhys ci regala un'interpretazione molto compassata ma intensa, mostrando molto bene la dualità di Philip preoccupato per la figlia ma allo stesso tempo indispettito dal fatto che qualcuno abbia sovvertito delle regole che non posso essere in discussione. Come sempre un buon minutaggio viene riservato a Nina e Stan. In questo spezzone di trama credo che gli sceneggiatori abbiano un po' forzato la mano. Se nella prima stagione questa relazione poteva avere un senso ed essere anche interessante, ormai sembra una storia un po' trita. Per fortuna anche in questo caso gli attori sono di buon livello e riescono comunque a interessarci alle loro vicende. Anche Nina è scissa tra il suo sentimento per Stan e la sua fedeltà alla patria. Il sorrisetto che fa quando lui si dichiara ha un doppio significato, perché Nina è sinceramente felice per quel "ti amo" tanto atteso. In conclusione, the Walk in è un buon episodio che si concentra sulla parte family con meno azione ma che è comunque in grado di monopolizzare l'attenzione dello spettatore soprattutto per la storyline di Paige che sembra sempre più determinata a scoprire la vita segreta della sua famiglia
Pubblicata anche su Telefilm-central.org il 21 Marzo

venerdì 3 gennaio 2014

Sherlock, 3.01 - The Empty Hearse

Ce né voluto di tempo, ben due anni perché Moffat riuscisse a mettere insieme questa terza stagione di Sherlock e nel frattempo, l'attesa è cresciuta. Nel corso di questi due anni sono nati gruppi di discussione su internet, gruppi di ascolto virtuali in cui rivedere e commentare gli episodi, fanclub. Il fandom è cresciuto e si è rafforzato talmente tanto, generando una quantità di teorie sulla morte di Sherlock Holmes, alcune talmente strampalate da poterci scrivere un libro per raccoglierle tutte. La premiere della terza stagione, non poteva quindi, non partire da questo clamore nato intorno alla serie. Mark Gatiss ha scelto di rendere il fandom della serie, nelle sue sfumature più eccessive e simpatiche, protagonista del ritorno sherlock-301-cdi Sherlock, il che per me è già un segno di lungimiranza e intelligenza quello di "coccolare" i propri fan e detrattori allo stesso tempo. La rappresentazione del fandom è a dir poco geniale ed esilarante, ci vengono fornite nel corso dell'episodio, una in apertura e una un po' prima della metà, due teorie tra le più strampalate ed esilaranti: La prima vede Sherlock sventare la morte facendo bungee jumping e catapultandosi dentro lo studio di Molly per poi baciarla con trasporto, e tutte/i fan di Sherlock/Benedict Cumberbatch sono saltati dalla sedia immedesimandosi in "Molly un po' sfigatella" che ottiene il suo bacio alla fine della storia. La seconda è geniale e esilarante per quanto assurda: termina con un bacio tra Sherlock e sherlock-301-dMoriarty, anche le shipper più fantasiose quindi sono state accontentate da questa deriva a dir poco inconcepibile! Il fandom è capitanato dal fanboy più ossessionato ed eccessivo che da buon fan mette in dubbio la versione di Sherlock, con le stesse obbiezioni che anche lo spettatore medio sta facendo nello stesso momento in cui guarda: ma se John si fosse spostato da quel punto? Ma se la bicicletta non l'avesse colpito? E' ovvio che a un pubblico così attento e che nel corso degli ultimi due anni non ha fatto altro che riempire con il vuoto della programmazione televisiva cartelle word con fanfiction e teorie, non si poteva dare una risposta, non subito almeno. Altro aspetto che ho trovato inaspettato e intelligente è quello di aver impostato tutto l'episodio in chiave comica e leggera, chi si aspettava un ritorno melodrammatico com'era stata la fine della scorsa stagione, si è trovato letteralmente spiazzato mentre si rilassava in più di una risata. The Empty Hearse, infatti, è estremamente divertente e comico, a cominciare dal "siparietto" iniziale tra Mrs. Hudson e John, quando quest'ultimo l'avvisa che sta per sposare Mary e la simpatica signora fa più di un riferimento a Sherlock considerandolo il compagno di Watson, per finire poi al momento fulcro dell'episodio: l'incontro tra Sherlock e Watson. Sì, perché nonostante John sia molto arrabbiato per essere stato ingannato, Gatiss come dicevo prima ha scelto la chiave comica per questa reunion e quindi la prima reazione di John è di picchiare Sherlock. Martin Freeman è eccezionale nel mostrare questa dualità di sentimenti in un'unica espressione e sherlock-301-bil trio Amanda Abbington e Benedict Cumberbatch ci darà grandissime soddisfazioni me lo sento! Altra chicca sono i genitori di Sherlock che, forse non sapete, sono proprio i genitori di Benedict Cumberbatch anche loro due attori inglesi: Timothy Carlton e Wanda Venthamche si sono prestati per questo divertentissimo cameo, in cui la realtà si lega sempre di più alla fiction. Infatti non è finita qui, anche Amanda Abbington che interpreta Mary è la compagna anche nella vita di Martin Freeman! Nella quasi ora e mezza dell'episodio c'è tempo anche per imbastire una sorta di trama orizzontale, Watson, infatti, viene rapito e per poco bruciato in un falò, Marie e Sherlock lo salvano in extremis ma questo ovviamente sarà il sherlock-301-anuovo cattivone che occuperà il posto di Moriarty. Volutamente appannato invece è il caso dell'episodio; l'intento era concentrarsi sul ritorno di Sherlock e sulla reazione delle persone intorno a lui a questo ritorno, vediamo, infatti, Sherlock usare Molly come sostituta di John mentre quest'ultimo si annoia a fare il dottore, talmente ossessionato e scioccato dal ritorno del suo amico da aggredire uno strano paziente convinto che questo sia Sherlock travestito - altre risate!! Il caso però serviva proprio come collante e cucitura nel rapporto dei due. Eccoli quindi, di nuovo insieme pronti a sventare un attentato nel cuore di Londra. The Empty Hearse probabilmente non è il ritorno che mi aspettavo ma proprio per questo è stato perfetto, mi ha ricordato anzi, che a volte è meglio raccontare una storia cercando di divertire e stupire piuttosto che commuovere. L'episodio, come i passati, è curato nei minimi dettagli con una recitazione -che lo dico a fare? - sublime , abbiamo i due attori inglesi tra i più gettonati al momento, cosa vogliamo di più?
scritta per Telefilm-central.org

domenica 20 ottobre 2013

Ti sconsiglio un pilot: Dracula 1.01 – The Blood is the Life

Attendevo con molta curiosità questa serie, i vampiri sono ormai sia nella narrativa contemporanea per ragazzi, sia al cinema sia nelle serie tv inflazionati e svuotati dalla loro vera natura malvagia, sempre più simili agli adolescenti, tormentati da amori difficili e depressi dal loro essere immortali e soli. Una serie che invece si prefigge di ispirarsi a Dracula di Stoker, classico caposaldo tra i romanzi gotici di fine ottocento, crea un'aspettativa molto diversa. Purtroppo però quelle atmosfere cupe, oscure in questa trasposizione televisiva non compaiono ma, anzi, i primi venti minuti sono talmente caotici e mal raccontati, da mettere a dura prova lo spettatore più paziente.
Dracula-01Dracula, un po' come Amanda Clarke in Revenge, è deciso a vendicare la morte della moglie, il suo obiettivo è distruggere l'ordine del Drago esistito anche nella realtà. In questa versione televisiva l'ordine è descritto come una setta di privilegiati che controllano soprattutto economicamente il destino del mondo, diventando ricchi a spese degli altri. Grazie a Van Helsing, alleato inaspettato, Dracula si finge un industriale americano Alexander Greyson (?) che promette e dimostra l'alternativa dell'energia gratuita prodotta dalla magnetosfera con il chiaro intento di gettare sul lastrico l'Ordine, che vive con i soldi dell'emergente settore petrolifero. In sostanza, il famigerato Dracula della NBC è un paladino dell'ecologia che lotta contro la casta che detiene il potere. Questo per me è stato molto estraniante, se non assurdo!
Dracula-02Soprattutto la storyline della moglie Mina, reincarnata in qualche modo nell'ingenua ragazza inglese, mi ha deluso molto. Sia per il modo in cui è stata descritta Mina, un personaggio per nulla carismatico, sia perché sono perplessa sull'uso della mitologia della doppelganger, ma curiosa almeno su quest' aspetto di capire esattamente di più da questa connessione. La connessione naturale tra Dracula e Mina, potrebbe spostare inoltre il fuoco d'attenzione sul dramma romantico mentre, nonostante quest' aspetto potrebbe essere anche interessante e richiamare ancora una volta il film di Francis Ford Coppola, a mio avviso una serie che si prefigge di narrare le gesta di Dracula, vampiro per antonomasia dovrebbe evitare di scadere in facili stereotipi. Sullo sviluppo di questa relazione però bisogna attendere qualche episodio e vedere le scelte degli sceneggiatori, per capire anche la direzione generale della serie. Tutto ciò è raccontato, almeno nella prima parte dell'episodio, in modo molto disordinato e con un'assenza di ritmo tale da rendere il tutto molto soporifero e poco interessante. A questa storia poco incisiva e convincente si aggiunge, inoltre, una realizzazione tecnica del pilot, mediocre. La cosa che è stata subito evidente, dopo i primi minuti è la fotografia finta vintage, con l'intento di farci calare nel periodo storico ma con il risultato di essere fin troppo Dracula-03didascalica. L'effetto delle lampadine, ad esempio nella visione d'insieme è fastidioso. Tutto l'episodio è confezionato per essere sopra le righe, è trash ma non nel senso buono del termine, se esiste questa eccezione! Anche gli antagonisti di Dracula, i membri dell'ordine sono tratteggiati per il momento in modo molto bidimensionale senza sfumature di sorta.
L'unico, a mio avviso, faro nel buio è Jonathan Rhys Meyers! Lo sappiamo tutti che ha carisma da vendere e lo sanno bene quelli della NBC che lo hanno scritturato per il ruolo, pagandogli presumibilmente uno stipendio stellare, terminando così il budget per pagare il resto della crew: sceneggiatori, registi etc. Meyers incarna bene il ruolo di Dracula, sembra nato per interpretarlo perché ha il giusto fascino e la faccia un po' antipatica ed è anche un buon attore. Nonostante il mio giudizio su questo pilot non sia positivo anche a causa delle mie aspettative molto alte, non mi sento di bocciare questa serie totalmente ma voglio concedere il giusto rodaggio alla storia, ai personaggi e alle dinamiche; i pilot, infatti, proprio per il loro compito introduttivo risultano a volte privi di anima e legnosi nella struttura. Vediamo se queste atmosfere gotiche prome

giovedì 17 ottobre 2013

Once Upon a Time in Wonderland: Recensione dell’episodio 1.01 – Down the Rabbit Hole



Quando Once Upon a Time sbarcò su ABC, ormai due anni fa, fu accolto dalla critica come la novità più interessante di quella stagione televisiva, il mondo fantastico che s'incrociava con il mondo della realtà aveva colpito subito lo spettatore che aveva premiato la serie con buoni ascolti. Il colpo di fulmine dei fan di Once Upon a Time per il bel cappellaio matto, interpretato da Sebastian Stan aveva definitivamente messo in moto i produttori e le menti del network per partorire uno spin off sul cappellaio. Sappiamo com'è andata però, Sebastian Stan era impegnato a fare altro, un recasting del personaggio sarebbe stato un suicidio e così la decisione finale: portare il mondo inventato da Lewis Carroll sul piccolo schermo e così è nato Once Upon a Time in Wonderland. Spin off che si apre proprio a Storybroke, con il fante di cuori, per creare una connessione con la serie madre. Alice, interpretata dall'attrice australiana Sophie Lowe, è ormai una ragazza adulta che è già stata a Wonderland due Once Upon a Time in wonderland-fvolte. La prima è la storia di Alice che conosciamo tutti, la seconda è il viaggio che la ragazza fa per cercare di ottenere delle prove sul mondo di fantasia, poiché il padre la crede pazza. In questo secondo viaggio Alice s'innamora di Cyrus, genio della lampada, tra i due si mette in mezzo la regina rossa in combutta con Jafar che rapisce Cyrus spacciandolo per morto. Tutto questo ci viene mostrato grazie a dei flashback che come nella serie madre spostano la narrazione tra il mondo reale e un regno di fantasia. Nel mondo reale Alice è rinchiusa in istituto mentale, la sua storia su Wonderland e il suo amore per Cyrus sono solo il capriccio di una bambina viziata che non voleva crescere. Le scene dedicate al colloquio tra Alice e il dottore sono le più cupe del pilot e danno un tono drammatico molto interessante, spezzato quasi subito però dall'arrivo del fante di cuori, interpretato da un convincente e talentuoso Michael Socha (Fratello di Lauren Socha di Misfits!). Il fante di cuori è il personaggio tratteggiato meglio e anche il più misterioso: cosa ci faceva a Storybrooke? Perché è ricercato a Wonderland? Michael Socha è il membro del cast più convincente e in parte del pilot, grazie ai suoi tempi comici non mancano momenti divertenti che cambiano il tono della narrazione. La Lowe, invece, appare un po' persa nelle scene ambientate nel mondo di fantasia mentre convince in pieno nelle scene più cupe nell'ospedale psichiatrico. I due attori protagonisti, restano comunque l'elemento positivo di questo pilot, lo stesso non si può dire degli effetti speciali generati al computer veramente pessimi, fatta eccezione per il bianconiglio (doppiato da John Lithgow) e per lo stregatto; le ambientazioni, il castello della regina rossa sono veramente di fattura scadente e non so bene come potranno dosarli nei prossimi episodi considerando che la serie sarà ambientata a Wonderland principalmente. A non convincermi a pieno è anche Once Upon a Time in wonderland-eil motore della storia: l'amore. I flashback in cui ci viene mostrata la storia sono brevi e frammentati con l'obiettivo di darci un piccolo assaggio ma non contribuiscono a tratteggiare il personaggio di Cyrus né la storia dei due. Alice torna a Wonderland per cercare Cyrus aiutata dal fante di cuori, non si fa nulla per farci empatizzare con la storia tra Alice e Cyrus e quindi di questa ricerca dell'amore creduto morto allo spettatore, interessa molto poco per ora. Sicuramente, per come sono state gettate le basi della storia in questi primi 40 minuti, i protagonisti sono Alice e Il fante di cuori, quindi Once Upon a Time in wonderland-dforse è anche per questo che non si è indugiato troppo su Cyrus; resta da capire come impiegheranno i 22 episodi che compongo la stagione con queste debole premesse, personalmente m'interesserebbe capire qualcosa di più sulla linea temporale del Fante di cuori, che conosciamo in apertura di puntata a Storybroke mentre non sono per nulla coinvolta dalle perfide trame della trashissima regina rossa e da Jafar, interpretato da Naveen Andrews. Sospendo quindi il mio giudizio in attesa di capire qualcosa di più su come si svilupperà questa serie con la consapevolezza che questa tipologia di show non può e non deve essere analizzata al microscopio cercando significati nascosti; è puro e semplice intrattenimento e se amate Once Upon a Time è molto probabile che questa serie, nata da una sua costola, vi convincerà subito. ( Telefilm-central.org)

martedì 8 ottobre 2013

Scandal: Recensione dell'episodio 3.01- It's Handled

The Secret is out! Ebbene sì, il segreto che Olivia e Fitz tanto gelosamente nascondevano è uscito allo scoperto e l'episodio di apertura di questa terza stagione ruota tutto su questo scandalo nazionale che coinvolge il presidente e la sua amante!
scandal_301-gPurtroppo però, bisogna dirlo subito, a Shonda Rhimes è mancato un po' di coraggio, questa volta, di andare fino in fondo! Una serie come questa che parla proprio della relazione clandestina tra il presidente degli stati uniti d'America e la sua risolutrice-amante, che era arrivata dopo un paio di stagioni al turn point con un cliffhanger sorprendente, prometteva un cambio di registro, non tanto nella struttura degli episodi ma nella narrazione. Olivia Pope è stata smascherata, è l'amante del presidente, finalmente tutti sanno. Cosa succederà ora? Come si evolveranno le cose? Come cambierà la serie soprattutto? E invece no, la Rhimes decide di fare un veloce passo indietro con un espediente quasi ridicolo orchestrato da Cyrus con la complicità dei quattro gladiatori. In questo episodio un tantino fastidiosi nel voler a tutti i costi gestire a modo loro la situazione, essendo, però, all'oscuro della maggior parte dei fatti, il gruppetto riesce a spostare velocemente, anche troppo direi, l'attenzione da Olivia alla responsabile stampa, una poverina che non c'entra niente che viene così additata come una sciacquetta cui piaceva il presidente. Mah! Certo prima di arrivare a questo abbiamo due momenti cruciali che in fin dei conti salvano l'episodio:

Olivia e suo padre

Scandal_301-dNel finale della scorsa stagione eravamo giunti alla scoperta che Rowan altri non era che il padre di Olivia. La scena del loro scontro-incontro è ipnotico; il padre le fa il classico discorso che tutti gli afroamericani si sono sentiti fare da bambini: "Tu devi dare il doppio per avere almeno la metà degli altri perché non sei una privilegiata". Non sono queste le parole esatte ma la sostanza è questa. Durante un monologo fiume nel pieno stile Rhimes, tenta di farla partire immediatamente dagli Stati Uniti per preservarla dallo scandalo che la sta coinvolgendo.

Fitz, Mellie e Olivia

scandal_301-aL'altro momento topico e interessante di questa premiere è senza dubbio la scena nel bunker. Olivia nel tentativo di risolvere la situazione, attiva un protocollo che le permette di incontrare sia Fitz sia Mellie in un bunker di massima sicurezza. Il momento è carico di tensione e anche abbastanza commovente, non è la prima volta che li vediamo confrontarsi sulla questione spinosa del menage a trois. Ho sempre apprezzato, sin dall'inizio, il modo in cui Mellie è stata tratteggiata in questa serie e ancora una volta anche in questo frangente la vediamo ricevere in faccia sempre lo stesso schiaffo: Olivia non è una semplice amante ma è la donna che Fitz ama. Mellie lo sa ed è proprio lei che scopre che a rivelare, anche se scandal_301-findirettamente, alla stampa il nome di Olivia è stato proprio il marito. Nel tentativo di portare la questione a galla e trasformare lo scandalo in un'arma per ottenere il divorzio dalla moglie che tanto agogna. Non c'è che dire, questo è stato senza dubbio un gran colpo do scena e mi fa ben sperare per il futuro. Gli sceneggiatori stanno forse scrivendo e costruendo il momento in cui il tira e molla tra Olivia e Fitz si concluderà? Io lo spero sinceramente, come ho spiegato in apertura, la scelta presa con il cliffhanger di stagione faceva sperare in un cambio di dinamiche, l'aver deciso di fermarsi e tornare indietro spero sia solo una scelta momentanea, il rischio serio è di stancare lo spettatore e inflazionare troppo la coppia protagonista con il solito schema trito e ritrito di " ci amiamo ma non possiamo stare insieme".
In chiusura di episodio, sono riservati alcuni minuti per aprire un nuovo arco narrativo: l'operazione in Iran che aveva coinvolto Fitz e Jake Ballard nasconde del marcio. E' Rowan che rapisce Cyrus per mostrargli il file topo-secret con i dettagli dell'operazione! Già in passato si era ipotizzato che quella missione avesse dei risvolti interessanti e inaspettati, a quanto pare stiamo per scoprire maggiori dettagli sulla questione che potrebbero gettare ombre scure sul presidente degli Stati Uniti. (Telefilm-central.org)

domenica 18 agosto 2013

True Blood: Recensione dell'episodio 6.09 - Life Matters

Siamo a meno uno dal finale di questa stagione per certi versi sorprendente, soprattutto se considero le mie aspettative prima dell'inizio. Questo penultimo episodio, in pieno stile True Blood, tenta di tirare le fila di tutte le storyline concentrandosi allo stesso tempo sulla preparazione alla chiusura di stagione. Matters è diviso formalmente in due momenti importanti: il funerale di Terry e la liberazione dei vampiri dal campo di concentramento.

Il funerale di Terry

true blood _609-2Terry è stato sin dall'inizio un personaggio che ha ispirato,visto il suo passato a dir poco travagliato, tenerezza e simpatia, ma non sono convinta che sia stata una mossa saggia far ruotare più di un episodio su questa morte; parliamo pur sempre di un personaggio secondario e di una di quelle trame che tolgono molto spesso minutaggio prezioso alla trama principale e per queste ragioni sono abbastanza d'accordo con Ausiello quando ha dichiarato che il funerale in questione è stato il più lungo e per certi versi noioso della tv, soprattutto perché i flashback che ci hanno illustrato la vita di Terry dal ritorno della guerra alla conoscenza con Arlene, sono sembrati piuttosto scollati con la seconda parte dell'episodio. Attenzione, non voglio dire che questa parte sia stata inutile, anzi per certi versi è stata anche commovente, ma l'ho trovata un espediente fin troppo ricercato per riunire in uno stesso luogo tutti i personaggi non coinvolti nell'altra storyline, molto più interessante.

La liberazione dei Vampiri

true blood _609-4 La missione di Billith si è conclusa con non pochi intoppi. Bill, preceduto da Eric, ha salvato in extremis i vampiri chiusi nella stanza bianca. Dall'inizio della stagione abbiamo assistito a questa visione di Bill che è stata dal principio anche la sua missione: salvare i vampiri dalla vera morte. Per farlo Bill si riduce in fin di vita ma il sangue bevuto da Worlow gli permette di salvare tutti i vampiri rinchiusi. Devo dire che anche questo momento, sebbene sia stata la parte più interessante dell'episodio, mi ha un po' deluso, forse perché le aspettative erano troppo alte? A inizio stagione mi aspettavo che la storyline del campo di concentramento, fin troppo didascalico nell'indicare ben altre situazioni di esclusioni nella società odierna, si sarebbe risolta con una lotta tra umani e vampiri che avrebbe lasciato molti morti sul campo, mentre per quello che abbiamo potuto vedere in questo episodio a morire sono sì molti umani e vampiri, ma la questione si risolve veramente in modo molto veloce e forse un po' troppo, grazie soprattutto a Eric e Worlow.

Eric e Alexander Skarsgard

true blood _609-1Non posso concludere questa recensione senza fare il punto su Eric e quindi Alexander Skarsgard. Abbiamo appurato sin dai primi episodi della serie, e questi ultimi episodi ce lo hanno confermato, che Eric è il personaggio senza dubbio più carismatico e interessante dello show, questo grazie anche all'interpretazione sempre molto calzante e emotivamente coinvolgente di Alexnder Skarsgard. Eric è il vero salvatore e eroe di questa stagione; è lui che “ruba” il sangue a Warlow e mette fine alla prigionia dei vampiri. L'ultima scena però ci mostra Eric che dice addio a Pam e vola lontano; l'impressione è che ora che può camminare al sole Eric abbia deciso di lasciare Bon Temps per sempre. Rivedremo Eric? True Blood senza Eric può sopravvivere?

Sookie e Worlow

true blood _609-3Sookie ha accettato di diventare la moglie di Worlow, quindi la vedremo trasformarsi in vampiro? Temo che qualcosa si metterà tra i due anche perché Sookie mi pare poco convinta della sua decisione. L'aver relegato Worlow nell'universo delle fate per questi ultimi episodi a mio avviso non ha giovato per niente al personaggio; nella sua introduzione si era rivelato oltre che affascinante, soprattutto per il suo essere combattuto tra le sue due parti di vampiro e fata, un personaggio nuovo che poteva competere tranquillamente con Eric e Bill; mi aspettavo quindi un maggior approfondimento sulla psicologia del personaggio che però non c'è stato. In conclusione l'episodio è sicuramente molto piacevole e conferma il livello molto alto della stagione; nonostante ciò, un po' di delusione per la velocità e semplicità con cui è stata risolta la trama principale resta. Mi è parsa chiara la totale difficoltà degli sceneggiatori nel collocare alcuni personaggi e mi è sembrato più che altro che non si sia avuto il coraggio di tagliare certe storie e quindi attori ( leggi: Joe Manganiello) per poter garantire anche a questi un posto al sole nello show, questo a scapito della fluidità e coerenza della storia generale.
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