martedì 9 giugno 2015

Il blog si trasferisce e cambia nome!



Era da un po' che meditavo di spostare il blog e quel momento è arrivato!

Sweet Life diventa Limoni Gialli e si trasferisce, mi trovate qui:                          Limoni Gialli.com

p.s Appena riuscirò a  fare un redirect automatico, il nuovo blog apparirà automaticamente, abbiate fiducia ;)

lunedì 4 maggio 2015

Pride: un film da vedere!

Sweet Life diventa Limoni Gialli e si trasferisce, mi trovate qui:                          LimoniGialli.com




El'estate del 1984, Margaret Thatcher è al potere e il sindacato nazionale dei minatori è in sciopero, un gruppo  di attivisti gay e lesbiche decidono di mobilitarsi per raccogliere fondi per gli scioperanti e le loro famiglie.

Destinatario di questa solidarietà spontanea è il villaggio minerario nel Galles. Questo è a grandissime linee da dove parte Pride, film britannico diretto da Matthew Warchus che ha destato reazioni positive sia dalla critica sia dal pubblico e non è difficile capire perché. Pride ridona fiducia nel genere umano raccontando una storia di solidarietà durante una pagina nera della storia britannica, quando sotto la guida della Thatcher vennero violati ripetutamente i diritti civili elementari di molti gruppi sociali britannici portando, di fatto, a una sospensione della democrazia in Inghilterra.
Nel lungo sciopero che coinvolse i Minatori britannici che combattevano contro la chiusura di molte miniere, ma soprattutto contro l'agenda politica del governo, si unirono al movimento LGSM, Lesbians and Gays Support the Miners (Lesbiche e Gay supportano i minatori) che grazie alla lungimiranza del loro leader Mark Ashton decidono di sostenere economicamente e amichevolmente i minatori e le loro famiglie perché Pride insegna proprio questo: " uniti si vince".
La sceneggiatura di Stephen Beresford ha il pregio di aver riportato alla luce uno spaccato di storia inglese ma aggiungerei di storia dell'umanità senza scadere nella drammatizzazione ma offrendo uno spettacolo divertente e sorprendente, con dialoghi e un'ironia tagliente e intelligente.

Mark Ashton e i Lesbians and Gays Support the Miners riuscendo a fare breccia nella popolazione del piccolo villaggio del Galles al punto che per ricambiare la solidarietà e il sostegno economico, Nel 1985 al Gay Pride di Londra arrivavano pulman carichi di minatori per prenderne parte.
Un misto di risate, commozione e brividi sono queste le diverse sensazioni durante la visione di questo film che al Festival di Cannes ha vinto la Palma Queer e ha ricevuto la nomination ai Golden Globe 2015 come migliore commedia. Stephen Beresford e Matthew Warchus non perdono l'occasione di parlare del pregiudizio quello che nasce dall'ignoranza, lo fanno anche in questo caso in modo intelligente mostrando come nella tradizione dei gruppi soppressi gli appellativi offensivi possono diventare un'arma come il termine Queer e nel caso di Pride, Perverts che diventa il manifesto della serata londinese 
"Pits and Perverts" (Minatori e Pervertiti) .
Un film che dovrebbe essere trasmesso nelle scuole e fatto vedere al maggior numero di persone perché la storia dei Lesbians and Gays Support the Miners ci ricorda che gli individui non sono soli contro chi mostra il pugno di ferro, contro i bulli e chi tenta di prevaricare l'altro con la forza; la società esiste, a dispetto di ciò che professava la Tacher per isolare ancora di più i gruppi sociali che voleva spezzare, e non solo esistente ma ha un enorme potenziale che supera le barriere del pregiudizio fine a se stesso.
Mark Ashton infonde speranza nel genere umano perché la lotta per i diritti, qualsiasi essi siano, non è affare solo di chi quei diritti li rivendica perché necessari per il proprio gruppo sociale ma è affare di tutti.

lunedì 13 aprile 2015

Ti consiglio un pilot: Daredevil di Netflix


Netflix ci ha cotto a fuoco lento con questo Daredevil! Sono mesi che con piccoli imput  ben centellinati : teaser di pochi secondi, trailer e poster, non ha fatto altro che aumentare l'hype per l'arrivo di questa serie, suggerendo forte e chiaro il concetto che per Netflix era la prima serie dedicata a un fumetto Marvel che si traduceva in prima serie di Marvel in mano a un cable (se vogliamo definirlo così). Ebbene, il concetto è cristallino già dopo i primi quattro minuti iniziali seguiti da una sigla ammaliante. 
Netflix ha investito un buon budget, si vede bene nella cura della regia, della fotografia, sublimemente sfocata ad esempio quando sta a sottolineare l'empatia di Matt nel sentire con il suo sesto senso la sincerità delle persone.


Into the Ring ci introduce alla storia di Matt Murdock e dei suoi comprimari e lo fa senza perdersi troppo in spiegoni noiosi. Matt perde la vista da bambino a seguito di un incidente che lo segna anche emotivamente; la perdita di un senso viene rimpiazzata dall'amplificazione degli altri che Matt decide di mettere al servizio della società; di giorno come avvocato e di notte come vigilante per le strade di Hell's Kitchen, nei panni di Daredevil.
La prima cosa che colpisce e che comunque fa la differenza in questo episodio pilota, oltre alla grande cura nei particolari già citata, è senza dubbio la caratterizzazione di Matt, riuscita pienamente in poche scene. Daredevil è un fumetto cupo e intenso e la serie di Steven S. DeKnight punta proprio su questo per farci empatizzare con il personaggio. Matt nei panni del vendicatore è un grande combattente con molte risorse ma non è invincibile è un uomo che non sconfigge il suo avversario in un batter d'occhio,ogni combattimento è sudato, Matt cade e perde sangue e questo proposito non posso non spendere due parole sulle sequenze di combattimento, curate sia per lo stile coreografico sia per l'intensità e il movimento che trasmettano alla scena.
Di giorno Matt è un avvocato alle prime armi, insieme a Foggy Nelson (Elden Henson) suo migliore amico, s'imbatte nel suo primo caso da difensore, Karen Page (Deborah Ann Woll) accusata di omicidio. Grazie al suo sesto senso, Matt crede all'innocenza della ragazza immediatamente ma scopre anche ben presto qualche importante omissione nel racconto.
Nel frattempo, durante l'episodio, ci viene presentato anche il lato malvagio di Hell's Kitchen dietro il quale si nasconde l'artefice che ha incastrato Karen. 


Il cast di Daredevil non potrebbe essere più azzeccato a cominciare da Charlie Cox che i più attenti ricorderanno per il suo forte accento irlandese in Boardwalk Empire per finire con Deborah Ann Woll perfettamente in parte e anche decisamente cresciuta artisticamente da True Blood, anche nelle scene a tre con Henson si respira una buona chemestry tra tutti e tre gli attori e una buona fluidità e tempi recitativi.


Netflix ha colpito nel segno con questo pilot e ci è riuscita nonostante le aspettative molto alte, giocando la carta dell'umanità di Daredevil, viene quasi spontaneo paragonarlo alla trasposizione cinematografica più brutta nella storia dei cinecomic, il Daredevill del 2003 con il quale non condivide nulla, soprattutto l'estraneità al ruolo di Ben Afflect. Pargonandolo anche alle altre trasposizioni televisive e cinematografiche della Marvel, Daredevil di Netflix ha una classificazione che per noi Italiani equivale alla visione consigliata agli adulti, un semaforo rosso per intenderci che lascia libero il creatore e gli sceneggiatori di spingere l'acceleratore su scene brutali e violente libertà che fa salire la produzione più in alto nella scala delle altre serie tv Marvel. Prepariamoci quindi a una buona dose di sangue che renderà tutto molto realistico ed entusiasmante. 
 

mercoledì 8 aprile 2015

Trailer che promettono bene: Southpaw di Antoine Fuqua con Jake Gyllenhaal





Jake Gyllenhaal è uno dei miei attori preferiti e non ne ho così tanti di preferiti, se ne conterranno sulle dita di una mano. Sì, ovviamente ci sono le crush attoriali momentanee ma quelle vere, quelle che durano e resistono anche alle scelte poco felici degli attori, sono poche, una di queste è proprio Jake. La scelta poco felice nel suo caso è stata fare Prince of Persia: The Sands of Time  dopo averci deliziato con performance da oscar a partire dal blasonato Brokeback Mountain a Zodiac e Brothers.
Jake Gyllenhaal però ha sbagliato poco, basta guardare la sua filmografia per vedere che, in effetti, negli ultimi anni sta affrontando tutti ruoli tutt'altro che facili, mi viene in mente Prisoners (da vedere assolutamente!) al più recente Nightcrawler.
Tutta questa premessa piuttosto lunghina era per dire che ho visto il trailer del nuovo film di Gyllenhaal Southpaw.
Un film di Antoine Fuqua scritto da Kurt Sutter. Il Kurt Sutter di Sons Of Anarchy per intenderci. Il trailer promette bene (certo è un po' troppo dettagliato per essere un tariler forse!) ma tant'è, il suo compito lo ha svolto bene mi ha fatto venire voglia di vedere il film subito, anche se bisognerà attendere perché uscirà a Luglio in America. Nel cast anche Forest Whitaker, Lupita Nyong'o e Rachel McAdams.




venerdì 3 aprile 2015

Quest'estate tutti in Scozia! Outlander dal libro di Diana Gabaldon alla serie tv di Starz



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Quando circa un anno fa avevo saputo che Ronald D. Moore, papà della serie cult di Battlestar Galatica, aveva in mente di portare sul piccolo schermo le vicende di Diana Gabaldon autrice della saga di Outlander, ne sono stata subito felice. 
Chairisco subito però che io il libro non l'ho amato per niente anzi, per certi versi mi aveva molto infastidito.
La mia felicità proveniva da una commistione di cause che anticipavano una serie tutt'altro che banale. Eh sì, perché in fin dei conti quando nel lontano 2010 (o era ancora prima?) mi ero fatta convincere a comprare e poi leggere quel tomone gigante di Oulander (in Italiano la Straniera riedito in occasione del debutto della serie tv da Corbaccio) ero piena di aspettative; se ne parlava così bene che nessuno mi aveva preannunciato che mi sarei trovata davanti un romance in tinte fantasy con lunghi momenti di noia e spruzzate di sadismo qui e lì. 
Stoicamente avevo sorbito le 838 pagine nonostante il genere non mi fosse congeniale per una ragione: le vicende di Claire e Jamie a me interessavano era tutto il contorno un po' troppo harmony a non convincermi.
Sapevo, perché avevo amato Battlestar Galatica, che Ronald D. Moore non mi avrebbe tradito e così è stato.
Outlander la serie, lo dico subito e non me ne vogliano le lettrici fan della saga letteraria, nobilita di molto il libro; soprattutto un aspetto non di poco conto come il trattamento riservato alle donne dell’epoca è ben affrontato e non reso “sexy o attraente” cosa che non avviene nel più blasonato Game of Thrones, dove una sfilza di donne viene violentata facendo da sfondo ad azioni importanti guarda caso con uomini protagonisti.


La serie colpisce proprio per quell'eleganza che a mio avviso latita un po' nel libro, probabilmente anche per il mezzo meno flemmatico qual è la tv, eleganza e originalità che si notano nell'episodio, forse più bello della prima parte di stagione, “the Wedding". Un episodio che sarebbe potuto, se gestito male, apparire volgare ma che invece risulta la perla di questa serie.
La serie tv convince oltre che per la direzione e la sceneggiatura anche per la scelta dei tre attori protagonisti: Caitriona Balfe e Sam Heughan hanno una buonissima intesa e sono azzecatissimi nei ruoli, Tobias Menzies che ha il ruolo di Frank e del suo antenato Jonathan Randall è ben amalgamato alla storia narrata.
I primi episodi di Oulander, infatti, appaiono a prima vista più lenti e dilatati rispetto al crescendo del ritmo che si raggiunge con il quarto episodio, ma sono necessari a darci le basi della dualità in cui si trova Claire. Divisa tra due mondi e tra due uomini. 
Costruendo con pazienza e intelligenza il rapporto tra Frank e Claire nei primi episodi è molto più semplice, ad esempio rispetto al libro (ma questo è opinabile, ne sono consapevole), capire per lo spettatore lo stato d'animo di Claire e quindi le sue azioni.


Leggevo proprio l'altro giorno che dopo la messa in onda della serie c'è stato un Boom di prenotazioni in Scozia. Questa serie è stata un bel modo per incrementare il turismo. E in effetti anche io l'ho detto dopo pochi episodi: "Senti, quest'estate andiamo in Scozia!" Questa magia antica e rurale, la natura, la lingua, tutto è ben reso nella serie e ci rimanda a un luogo magnetico da voler visitare a tutti i costi!
 Io vi consiglio di recuperare questa serie perché è un buon intrattenimento in lingua originale sarebbe l'ideale come sempre, MA SE non masticate bene l'inglese Fox ha già trasmesso dal 9 Marzo la prima parte di stagione, mentre il 4 Aprile Starz manderà in onda in prima assoluta la conclusione della prima. E voi? Siete fan del libro o della serie?

domenica 29 marzo 2015

Vita da lettrice Volume #1 - letture di Gennaio, Febbraio e Marzo 2015


Sono settimane che rimando questo post. Eppure io adoro leggere e parlare di libri ma la pigrizia a volte ha la meglio ed io sono la regina della procrastinazione, purtroppo.
Finalmente mi sono decisa a parlare dei libri letti in questi primi tre mesi dell'anno. Non sono tantissimi ma, son stata fortunata perché dal punto di vista qualitativo delle letture il 2015 è iniziato moto bene.


Sulla Pelle Gillian Flynn

Il primo libro letto a gennaio 2015 è stato sulla Pelle. Letto in formato elettronico sul mio Kobo a causa dell'irreperibilità del libro.
Sulla Pelle di Gillian Flynn è il primo libro scritto da Gillian Flynn (molto nota per il libro da cui è stato tratto il film di Fincher Gone Girl - L'amore Bugiardo del quale tra l'altro la Flynn ha scritto la sceneggiatura) e sin dalle prime pagine si capisce subito che siamo davanti a una storia ancora per certi versi allo stato embrionale rispetto alla sua opera più nota.Sulla Pelle è un thriller ben strutturato ma che mostra qualche crepa nella caratterizzazione dei personaggi. Si legge in pochi giorni perché la storia è avvincente e ritmata ma l'impressione è che poco si sedimenterà.
p.s per gli editori: Non ci vuole un genio a capire che ora Gillian Flyn viene cercata in libreria. Di grazia, cosa ci vuole a ristampare i due libri precedenti a Gone Girl in tempi celeri?

L'amica Geniale Elena Ferrante
Sono una di quelle che quasi, quasi voleva soprassedere e non leggere la Ferrante adesso; c'è troppo clamore, se ne parla troppo e avevo paura che proprio perché ormai la scrittrice e la sua serie sono così inflazionati, la lettura sarebbe stata inficiata. Mi sbagliavo: Elena Ferrante scrive da Dio, con una scrittura asciutta e fluida. I personaggi in poche pagine diventano come persone reali delle quali si vuole sapere sempre di più'.
L'amica geniale è un libro originale perché parla di cose ordinarie in modo assolutamente non ordinario. Mi riservo di finire la quadrilogia prima di parlarne approfonditamente.
Sto bramando gli altri libri della serie ma sono in pausa forzata acquisti.



Storia di una ladra di libri di Markus Zusak
Questo libro non l'avrei proprio letto se mia sorella non avesse talmente insistito mandandomi a comprare la versione cartacea perché: " è un libro da tenere, io l'ho letto in ebook e mi dispiace non averlo". Quindi sono andata da Feltrinelli e l'ho preso, così a scatola chiusa.
In realtà, proprio per il clamore con il quale mi era stato "venduto" (le aspettative nella vita cambiano tutto, non c'è niente da fare!) non l'ho trovato così eccezionale. Alcune parti sono senza dubbio molto intense e commovente  altre le ho trovate però addirittura melliflue. E' questo poco equilibrio nel libro che mi ha spiazzata di più; da una parte la capacità di Zusak di caratterizzare in modo eccellente i rapporti tra i personaggi, mi viene in mente quello tra Liesel e i suoi genitori adottivi come anche il ruolo di Max, la parte dedicata a lui è la più struggente, alla quasi banalità dei capitoli in cui la Morte, voce narrante, ha spazio per considerazioni che mi hanno fatto alzare varie volte il sopracciglio.

I Gillespie di Jane Harris

Questo libro l'avevo comprato in fretta e furia sul libraccio a metà prezzo, perché lo volevo leggere subito non potevo stare senza questo bel tomone un giorno di più. Se siete libri-dipendenti come me, capirete di cosa sto parlando.
Beh alla fine è rimasto nella libreria insieme agli altri cinquanta libri da leggere per oltre un anno, nel frattempo ho letto un altro libro dell'Harris che mi aveva intrattenuto molto (Le Osservazioni edito sempre da Neri Pozza).
Insomma complice il brutto tempo che per me significa automaticamente tomone di oltre 500 pagine mi sono messa a leggerlo e devo dire che la lettura è stata molto piacevole. I Gillespie è un libro onesto come lo è la Harris, non tenta di essere più di quello che è: intrattenimento. 
Ambientato nella Glasgow del 1888 la storia è veramente inquietante e ipnotica tanto che superato il primo centinaio di pagine a dispetto della sua mole mi sono mangiata le restanti 500, così senza neanche accorgermene.

Fino alla fine sarete lì a domandarvi se è tutto come veramente sembra... brividi!
Voi avete letto qualcuno di questi libri? 


Avete qualcosa d'imperdibile da consigliare?


giovedì 26 marzo 2015

Il plumcake allo yogurt a modo mio

Questa mattina quando ho aperto il frigorifero per prendere il latte per la colazione, li ho visti: 2 yogurt schiacciati nell'anta del frigorifero, un po' ammaccati, comprati non so' perché, poiché d'inverno io le cose fredde non le mangio. Insomma, mi hanno fatto pena poverini e così ho deciso di trasformarli nel pluncake di Maury (cioè il mio!). La torta allo yogurt più facile e soprattutto soffice mai assaggiata. Provare per credere. pluncake Ingredienti: 
 2 uova 170 gr di zucchero (io 120 gr)
2 vasetti di yogurt bianco o alla frutta (senza pezzi)
90 gr di burro (oppure 80 g di olio, se i grassi di origine animale vi stanno antipatici)
250 gr Farina 1/2 di lievito per dolci
-cioccolata fondente
Facoltativo:
 Montate le uova con le zucchero e ottenete un impasto omogeneo e fluido, unite il burro fuso freddo (o l'olio), lo yogurt e infine la farina e il lievito setacciato.
Foderate una teglia di 22 cm di diametro o uno stampo da plumcake con della carta da forno umida e versare l'impasto. Infornare in forno già caldo a 190 c° per 30 minuti. La prova stecchino è obbligatoria, ricordatevelo!

  Consiglio: Questa torta si presta bene a molte varianti; potete aggiungere pezzetti di cioccolata fondente, cucchiaiate di marmellata, pezzi di frutta secca. Tutto quello che la fantasia vi suggerisce. pluncake-2

mercoledì 18 marzo 2015

House of Cards: e se Putin visitasse la casa bianca? - Recensione episodi Chapter 29/ Chapter 30

Avete mai provato a immaginare come andrebbero le cose se Putin fosse invitato alla Casa Bianca? Fantapolitica non trovate? E chi meglio di House of Cards può sguazzare nella fantapolitica senza risultare mai troppo estrema? Petrov che altri non è che Putin ma con un alto nome, viene invitato alla Casa Bianca per un vertice che dovrebbe sigillare un patto bilaterale che appare sin dall’inizio scomodo per il presidente russo. Ovvio che se la geopolitica non è un’opinione agli Stati Uniti fa assolutamente comodo l’appoggio della Russia per controllare quella zona della Giordania ma la versione ufficiale è quella di voler portare la pace in Medio Oriente.



Frank ci tiene così tanto a questa idea folle di mandare le truppe russe e americane nella valle della Giordania controllata dagli Israeliani e per far sì che questa partnership tra le due grandi potenze si verifichi, che è disposto a fare buon viso a cattivo gioco e addirittura chiude un occhio quando Petrov ci prova un po' troppo con Claire. Quest'ultima, come sappiamo, è sempre piena di risorse e con l'aiuto di un po' di alcol e un po' di fascino riesce con poco sforzo a portare dalla sua Cathy. Ma l'accordo tra i due presidenti salta ma in fondo non aveva mai avuto speranza di essere attuato; Petrov vuole essere corteggiato come spiega chiaramente a Frank con un calzante paragone automobilistico "I want the Lexus but you’re trying to sell me the Lada". Ma salta soprattutto per quelle ultime parole dette da Claire a Frank. E' lei che "manipola" molto bene Frank (che si fa manipolare solo dalla moglie!) e lo fa desistere dal continuare a contrattare con quello che viene senza mezzi termini definito "un delinquente". L'elemento probabilmente più sorprendente e originale di House of Crads è sempre stato sin dall'inizio l'unione di Frank e Claire che prescinde e supera il legame matrimoniale: i due sono "un'azienda" costituita proprio per scalare i vertici della politica americana, per arrivare lì in cima e spartirsi la torta del potere. Dopo aver sorretto e sostenuto Frank e aver contribuito alla sua sorprendente ascesa politica (senza essere mai passati per votazioni democratiche, ovviamente) Claire vuole la sua fetta. L'abbiamo visto nell'episodio precedente quando si sente male fisicamente per la tensione causata dalla possibilità che il marito non le appoggi la carica di ambasciatrice delle nazioni unite, scavalcando il parere negativo del senato. Come sorprendente è l'immagine delle donne in questa serie, così centrali e mai scontate. Lo vediamo bene nel capitolo 30, che si concentra su Heather Dunbar che appoggia l'amministrazione Underwood in un'udienza della Corte Suprema, a seguito del grave ferimento di un cittadino americano dopo un attacco drone. Il carisma della Dumber preoccupa Frank come potenziale rivale per le elezioni del 2016 così il presidente in carica tenta di rimuovere la donna offrendo il posto del giudice Jacobs, malato di Alzheimer, alla corte suprema. Il piano si ritorce contro Frank che viene smascherato nelle sue reali intenzioni e deve accettare la candidatura a sorpresa della Dunbar. Se non bastasse Stamper si offre alla nuova candidata come guida per la sua campagna in grado di rivelare tutti i segreti più nascosti dei coniugi Underwood.


Avete mai provato a immaginare come andrebbero le cose se Putin fosse invitato alla Casa Bianca? Fantapolitica non trovate? E chi meglio di House of Cards può sguazzare nella fantapolitica senza risultare mai troppo estrema?
House-of-Cards-303_1Petrov che altri non è che Putin ma con un alto nome, viene invitato alla Casa Bianca per un vertice che dovrebbe sigillare un patto bilaterale che appare sin dall'inizio scomodo per il presidente russo. Ovvio che se la geopolitica non è un'opinione agli Stati Uniti fa assolutamente comodo l'appoggio della Russia per controllare quella zona della Giordania ma la versione ufficiale è quella di voler portare la pace in Medio Oriente.
Insomma le cose per il Presidente non sembrano andare bene: sin dall'inizio abbiamo notato come Frank si senta stretto nel ruolo ottenuto con fatica e come fosse maggiormente a suo aggio nelle retrovie dove è più facile muovere le pedine senza essere sotto l'occhio attento e vigile del mondo.
House-of-Cards-304-5Frank è costretto a prendersi gli insulti di Kasse Mahmoude (anche se l'amministrazione che ha autorizzato l'attacco in cui è rimasto ferito era la precedente) che non accetta le scuse della Presidenza e chiede maggiore rigore quando si compiono certe operazioni militari; indicativa è la scena della distesa di lapidi bianche del cimitero militare che ci ricorda come nelle azioni militari, gli Stati Uniti siano poco cauti non solo con i civili degli altri paesi ma anche con i propri ragazzi che mandano a frotte al fronte. L'altra parte dell'episodio segue ancora la storyline della politica estera americana nella valle della Giordania. Nonostante il taglio fantapolitico di cui accennavo in apertura di recensione, House of Cards sa essere ben realistica e tagliante e ci fotografa l'immobilismo reale dell'ONU a causa della difficoltà di due membri permanenti di trovare un punto d'accordo. La Russia esprime voto contrario alla risoluzione per inviare truppe nella valle della Giordania e in quanto membro permanente, il veto non è formalmente superabile . Mentre Claire cerca un modo per superare il veto posto dalla Russia, Michael Corrigan, attivista per i diritti gay, viene arrestato, azione spropositata e fuori luogo che appare chiaramente come una minaccia. Frank si trova diviso a metà: da una parte Claire che spinge per non chiedere l'estradizione di Corrigan, dall'altra la stampa Americana che non accetta che un cittadino americano venga arrestato mentre manifesta le sue opinioni. Due episodi ben ritmati e come sempre molto interessanti ai fini della trama politica; la narrazione sembra decollare preannunciandoci dal prossimo episodio la vera partenza della stagione. Il Capitolo 29 è probabilmente uno degli episodi più divertenti della serie, l'idea di sbeffeggiare Putin mostrandolo in modo così caricaturale è stata a mio avviso una scelta geniale. Come brillante è la scena finale "love? That's what you're selling? Well, I don't buy.it" con annesso sputo al crocifisso che ha generato non poche critiche.
 Ciliegina sulla torta: -Nel capitolo 29 compaiono anche le Pussy Riot che denunciano la politica di oppressione del presidente russo e lasciano la cena in onore del presidente per unirsi al corteo per i diritti della comunità LGTB, in Russia oppressa e perseguitata.

venerdì 31 ottobre 2014

Libri in pillole: Sei come sei Di Melania G. Mazzucco


Potrei riassumere con una parola il tema di Sei come sei: ingiustizia. 
Eh sì, perché leggendo questa storia con protagonista una ragazzina, il sentimento che si prova a più riprese durante la lettura è proprio quello di una grande ingiustizia.
Eva, nonostante abbia ancora sua padre vivo e vegeto, deve vivere con gli zii come se fosse orfana di entrambi i genitori, questo perché la legge italiana non tutela i genitori non naturali in nessun modo. La Mazzucco scrive con uno stile fluido in modo originale e il libro in più punti mi ha commosso per il realismo con il quale la storia è narrata. E' una storia che spero leggeranno in molti, soprattutto spero che qualche professore inciampi nel libro e lo faccia leggere alla sua classe, perché in Sei come sei si parla anche, se pur di sfuggita ma in modo ben calzante, del cyberbullismo e di pregiudizi. Quelli nati dall'ignoranza che generano solo odio e violenza.

venerdì 13 giugno 2014

In The Flesh: Recensione dell’episodio 2.06 – Episode 6




Quando ho recensito, qualche settimana fa, il terzo episodio di questa stagione di In The Flesh avevo sottolineato come, nonostante la storyline orizzontale avesse dovuto acquistare un ampio respiro rispetto alla prima stagione, l'intimità del racconto non era andata persa. Purtroppo giunta al sesto e ultimo episodio, su quest'aspetto devo fare un passo indietro. In The Flesh, sia chiaro, resta uno dei prodotti più originali degli ultimi anni, soprattutto perché tratta il tema degli zombie in un'ottica poco inflazionata, con un brillante utilizzo di metafore sociali tutto sommato ben gestite. Qualcosa, però nel complesso della stagione è venuto a mancare, l'impressione sembra che dalla storyline che era stata ideata avrebbero potuto tirar fuori almeno il doppio degli episodi ma per ragioni di produzione hanno dovuto condensare il tutto in solo 6. Praticamente il problema opposto alla prima stagione, dopo la storia era stata pensata proprio per essere narrata in tre episodi. L'episodio finale, risulta a mio avviso un po' deludente con colpi di scena, se così vogliamo chiamarli, un tantino telefonati e veloci.  La storyline di Maxine e il fatto che avesse messe in moto tutto per far si che il fratello risorgesse, era ben chiaro già da un paio di episodi com'era chiaro che aveva perso un po' il contatto con la realtà, spunti invece molto interessanti sui quali però l'episodio ha solo sorvolato: il ritorno alla vita di Amy. Questo, infatti, è stato il fulcro interessante su cui mi aspettavo maggior concentrazione ma che, con tutta probabilità, rappresenterà la storyline della prossima stagione (se mai ci sarà!).
Amy, infatti, muore per la seconda volta e sicuramente questo evento sarà parte della mitologia della serie; la seconda morte potrebbe rappresentare proprio il tassello essenziale per il secondo risveglio. Non a caso, nelle battute finali, notiamo che anche Kieran inizia ad avere degli strani sintomi, identici a quelli che Amy aveva avuto all'inizio della trasformazione. Altro aspetto importante, secondo me, troppo poco approfondito se consideriamo le dinamiche spiccatamente drammatiche più che fantascientifiche della serie, è la questione Kieran e famiglia. Anche qui, si risolve tutto un po' troppo velocemente per i miei gusti; è chiaro che soprattutto il padre e Jem avevano da sempre più di una riserva su Kieran e vederlo senza "maschera" per quello che è realmente li ha messi nella condizione, per la prima volta, di doversi scontrare e rapportare con la sua diversità. Fin qui siamo tutti d'accordo, ma da questo ad arrivare a chiuderlo in camera nell'attesa che venga mandato al centro di recupero per poi ripensarci e corrergli incontro mentre e sotto l'effetto della micidiale droga per riportarlo allo stato rabbioso, è piuttosto spiazzante nonché troppo repentino. Mi è mancata l'intensità di questo passaggio, di questo cammino di accentazione. E viene spontaneo paragonare questi momenti con quelli del finale della prima stagione è mancato quel pathos quel coinvolgimento dello spettatore alle sorti dei personaggi. Dov'è l'emozione, l'angoscia, l'ansia? Come dicevo nell'introduzione, viene logico pensare che con un po' di episodi in più tutto quello che appare solo accennato sarebbe stato invece ben approfondito. Due cose, ho invece apprezzato molto: la madre di Philip che vince la palma come miglior genitore dell'anno e viene naturalmente messa a paragone con la madre di Kieran; quest'ultima intenta a organizzare la fiera del paese, come se fare altro potesse cancellare la vera natura del figlio e la prima che invece si congratula perché finalmente Philip si è aperto a qualcuno e ha scelto di amare. D'altronde chi ama non giudica e la madre di Philip accetta Amy per quello che è, andando più in le delle apparenze e questo messaggio che poi è il fil rouge della serie, arriva forte e chiaro! Ho trovato quel "Good Choice" così commovente, in grado di esprimere veramente l'amore di un genitore. Infine c'è Kieran che combatte naturalmente il blu oblivion, perché la paura di fare del male a qualcuno è talmente inaccettabile per lui, che finalmente sceglie di accattarsi a 360 c° e sente così il bisogno di restare nel luogo in cui è cresciuto invece che scappare altrove. La scrittura su questo personaggio ha mantenuto perfettamente le promesse della prima stagione mi è piaciuta molto l'evoluzione e la sua crescita. Dico invece un "ni" a Simon e alla coppia a tutti costi. Era impossibile per chi ha amato la prima stagione, riuscire ad accettare totalmente Kieran e Simon dopo che avevamo conosciuto la straziante storia con Rick. Sì, probabilmente c'è un po' di masochismo ad amare le storie difficili e contrastate ma questa con Simon mi è parsa un ripiego e un "contentino" per i fan. Chissà se sapranno farcelo amare un po' nella prossima stagione che spero venga prodotta nonostante BBC Three sia stato chiuso e reso visibile solo online.
Il bilancio finale è positivo, tuttavia la seconda stagione di In The Flesh non è riuscita a reggere il difficile confronto con la precedente per le ragioni spiegate, ci lascia però con un bel cliffhanger: chi sono i tizi che scavano nella tomba di Amy?  La rivedremo viva? Considerazioni sparse:
in the flesh_206-3- Per rispondere alla mia domanda di chiusura: Spero di sì, perché senza Emily Bevan che In The Flesh sarebbe? Non possiamo scaricare certo tutta la stagione sulle spalle del bravissimo Luke Newberry. E poi diciamolo se Simon e Kieran non mi hanno appassionato, ci hanno pensato Amy e Philip a intenerirmi!
- La chiusura di BBC Three ha fatto ventilare la possibilità che la terza stagione di In The Flesh venga trasmessa online con lo stesso criterio del network Netflix.
- Solo io ho sperato per tutti e sei gli episodi che ci fosse il secondo risveglio, così che Rick tornasse dal mondo dei morti?

venerdì 6 giugno 2014

Mad Men: Recensione dell'episodio 7.07 - Waterloo

Sono sette anni che Mad Men va in onda e ormai abbiamo appurato che è uno di quei pochi prodotti che possiamo definire, a ragione: capolavori! Ho sempre cercato di dare la giusta importanza alle parole e per questo motivo, per scelta, nel mio vocabolario raramente uso parole così totalizzanti e definitive, per Mad Men devo fare un'eccezione. Perché, sì, siamo di fronte a un esempio di scrittura intelligente, brillante che ha alzato l'asticella di molto sulla qualità dei prodotti televisivi. Questo finale di metà stagione, ci ricorda, nel caso ci fosse bisogno, perché questa serie è così perfetta da poterla definire arte. Ogni cosa che avviene è un tassello del grande puzzle composto elegantemente da Weimar in questi sette anni. La gravidanza negata di Peggy, nella prima stagione, non è stata certo messa in un cassetto, è una ferita viva, l'ha resa quello che è ora tanto da poterci far leggere in una luce particolare la sua amicizia con il bambino che abita nel suo stabile. Elizabeth Moss continua a donare parti di sé a questo splendido e intenso personaggio che giunti a questo punto della serie, alla chiusura del cerchio, non può non commuoverci con quell'abbraccio al piccolo Julio, con il quale ha stretto un rapporto materno. Sono questi particolari, proposti sempre in modo elegante e misurato e mai urlato, che ci faranno sentire fortemente la nostalgia di questa serie, dopo l'ultimo segmento di stagione finale.
Ma a fornire la cornice storica e metafora di rifermento a questo finale di stagione, è lo sbarco sulla luna del  1969. L'uomo sembra aver raggiunto un traguardo inarrivabile ma la sua inesorabile natura finita lo rende soggetto alle cadute. Mentre Neil Armstrong poggia un piede sulla superficie lunare, Bert Cooper cade per sempre. I corpi sono soggetti alla caduta e Bert non fa eccezione.  La reazione dei soci della SC&P dopo un momentaneo senso di smarrimento è come ci ha abituato Mad Men, estremamente cinica.  Cutler coglie l'occasione subito per far notare che con la morte di Bert, il voto per tenere Don nella compagnia si è perso, solo Roger appare il più provato ma è anche l'unico che sa quando giocare l'asso nella manica. Ottiene, infatti, un accordo per diventare una filiale della McCann e tenere, così, il traballante Don al suo posto. Lo sappiamo, ai soldi pochi riescono a dire di no, e, nonostante qualche resistenza da parte di Ted che sta attraversando una crisi esistenziale molto profonda e vorrebbe lasciare il lavoro, la fusione viene votata all'unanimità. E' Roger, quindi, a tenere ancora tutti insieme.
La metafora dello sbarco sulla luna come approdo e meta inarrivabile è utilizzata anche per raccontarci il successo di Peggy. Amo il lavoro fatto su questo personaggio, già l'ho spiegato nell'apertura della mia recensione, ma trovo incantevole come ci abbiano mostrato questo salto definito di Peggy; spalleggiata da Don ha l'opportunità di presentare la sua campagna senza dover essere relegata al suo ruolo di genere, come imponeva Pete di voce materna. Maternità alla quale Peggy ha preferito la carriera ma che ritorna sempre a indicarle il suo passato e presente.
Mad Men, per ora, termina con Robert Morse che chiude il sipario tornando a fare quello per cui  è noto al grande pubblico americano: un musical. L'attore, infatti, è vincitore di un Tony Awards per How to Succeed in Business Without Really Trying. Termina, con un episodio splendido ma lasciandoci una sensazione d'incompiutezza. L'idea di tagliare a metà l'ultima stagione, come fatto per Breaking Bad, mal si accorda a questo tipo di serie a mio avviso. Ci lascia, ancora una volta, con Don che raccoglie i pezzi di un altro matrimonio finito conscio di essere ancora più solo al mondo, fatta eccezione per quel filo che gli impedisce di cadere: i suoi figli. La telefonata a Sally ci ricorda, se c'è ne fosse bisogno che l'unica donna che può veramente salvare Don da se stesso è Sally Draper.

lunedì 2 giugno 2014

The Normal Heart, il cast parla dei retroscena!

Premessa: se non avete visto The Normal Heart vergognatevi profondamente e andate subito a recuperarlo con una buona scorta di fazzoletti!! Se lo avete visto, invece potete vedere quest' intervista fatta al cast, dove si parla di retroscena del film
 Se invece vi sono rimasti i fazzoletti, qui c'è il podcast dove Ryan Murphy parla del dimagrimento di Matt Bomer, che per interpretare Felix Turner ha dovuto perdere 18 kg. Secondo quanto racconta Murphy arrivando a rischiare la sua salute, considerato che l'attore è già normopeso. Adesso, come minimo Matt Bomer e Mark Ruffalo  meriterebbero la candidatura agli Emmy Awards!! Ma tanto, sappiamo bene come vanno queste cose, no?
Comunque, vedete il film... ah sì, già l'avevo detto!!

giovedì 29 maggio 2014

In The Flesh: Recensione dell'episodio 2.03 - Episode 3

Quando una minoranza maltratta e sfruttata acquista la propria coscienza di classe i tempi sono maturi, diceva Marx, per una rivoluzione cioè per il cambiamento dello status quo. Il discorso che fa Simon alla manciata di non morti che si riuniscono a casa sua, è bene o male indirizzato a questo; cercare di far maturare l'accettazione verso se stessi così da combattere i soprusi della maggioranza che obbliga i malati di PDS a lavorare gratis per la comunità, per inciso lavori che nessun altro vuole fare. Se non bastasse, i malati di PSD prima del trattamento che li renda socialmente accettabili, sono trattati peggio di animali rabbiosi, come constatano Simon e Kieran nella loro giornata di servizio civile all'ambulatorio. Questa situazione frustante e ingiusta accresce la rabbia in Simon che tenta di ribellarsi in modo piuttosto istintivo, Kieran di animo mite, educato e riservato invece tende a non voler infastidire nessuno e cerca di convincere Simon a non metterlo nei guai. Sarà l'emergenza di Freddie, tornato rabbioso e rinchiuso nel garage con l'ex moglie, a fargli riconsiderare la sua posizione.
In The Flesh_203-4Questo terzo episodio con coraggio, infatti, sposta un po' il fuoco d'attenzione su un altro risvegliato. Freddie, morto in un incidente stradale, che ha ritrovato al suo ritorno dal mondo dei morti la giovane moglie, sposata con un altro uomo. Eh sì, fa parte dell'essere umano quello di riuscire a guarire dalle ferite della vita e andare avanti e Haley è andata avanti. Freddie però non accetta di averla persa e si convince di poter scappare con lei e ricominciare altrove. Fintan Ryan, che ha scritto il secondo e questo terzo episodio, è bravo a farci empatizzare con le vicende dei due ragazzi nonostante sia la prima volta che le loro vicende vengono affrontate. Ma la storia è una scusa per mettere Kieran ancora una volta davanti alla realtà delle cose: i malati di PSD non hanno egual diritti dei vivi. Quando Freddie invita Haley nel garage, dimentica la sua dose di medicinale che tiene a bada la PSD e in pochi minuti torna rabbioso. Le sequenze dedicate a questo momento alzano non poco la tensione dell'episodio, Freddie ama talmente la moglie che le offre un martello per ucciderlo prima che sia troppo tardi. E' inaspettatamente Kieran a intervenire e ad aiutare Freddie. 
In The Flesh_203-2L'atteggiamento di Gaz però, irrita e infastidisce Kieran che si ritrova disorientato ma forse più vivo di quando lo era veramente . Il bacio a Simon è liberatorio e avventato, ma rappresenta più che altro una scelta, quella presa di coscienza di cui parlavo nell'introduzione della recensione.
La necessità di pensare in termini di serie tv e non più di miniserie, com'era accaduto nella prima stagione, ha reso necessario storyline di più ampio respiro che ponessero le basi su fondamenta solide per costruire storyline nuove e articolate, questo però a mio avviso non ha sacrificato l'intimità della serie. Soprattutto parlando del personaggio e di Kieran che è il cuore di in the flesh. La cura con cui questo personaggio è stato scritto e viene recitato ci permette di interpretare le scelte, le mosse e le decisioni. Kieran è in grado di commuoverci con un solo sguardo e questo è merito della scrittura brillante e di Luke Newberry che si è donato nell'interpretazione di questo ruolo così delicato. Un'altra fetta dell'episodio è dedicata al dramma di Jem
In The Flesh_203-3La sorella di Kieran decide di liberare la propria coscienza proprio con la persona meno adatta. Maxine, ovviamente copre l'omicidio del povero Hanry ma spiega a Gas che è indispensabile mantenere vivi i malati di PSD, come sospettavamo, infatti, il primo risvegliato potrebbe essere la chiave per il secondo risveglio. Se fino allo scorso episodio, avevo pensato potesse essere Kieran ora inizio a dubitare un po' e non vi nascondo che a me il secondo risveglio non dispiacerebbe per nulla, sarebbe una buona cosa anche solo per rivedere Rick che mi pareva meglio assortito con Kieran rispetto a Simon che invece non mi convince a pieno. Infine c'è Amy che dietro i suoi modi solari e la battuta sempre pronta nasconde la voglia di essere amata, abbracciata e desiderata. Purtroppo qualcosa di preoccupante sta per accaderle, il tremore alla mano non accenna a diminuire e potrebbe essere molto più grave di quello che sembra se non bastasse alla povera Amy non ne va bene una. La fantasia che ha costruito intorno al suo rapporto con Simon che invece appare interessato (in modo disinteressato?? vedremo!) a Kieran le si rovesceranno contro molto presto.
Considerazioni sparse: -In The Flesh si è aggiudicato il BAFTA come miglior miniserie britannica - Il canale BBC Three è stato cancellato, quindi nonostante la serie vada bene e abbia un buon riscontro di pubblico e critica, anche in USA dove viene programmata su BBC America, resta in bilico. A meno che non si scelga di trasmetterla solo in USA dalla terza stagione!
Questa recensione è stata pubblicata anche su Telefilm Central.org il 22 Maggio

mercoledì 28 maggio 2014

The Good Wife: Recensione dell'episodio 5.22 - A Weird Year-Finale di stagione

The Good Wife_522-3Questa è stata una stagione importante e decisiva per The Good Wife, la scelta obbligata a causa dell'indisponibilità di Josh Charles a continuare a far parte del cast, ha costretto i King a un passo importante e difficile.
Scegliere di liberarsi definitivamente del personaggio maschile principale di una serie giunta alla quinta stagione che aveva imbastito e puntato molto sulla coppia Alicia/ Will è stato coraggioso e posso dire ora a mente fredda, è stata una salutare boccata d'aria fresca per la serie che rischiava probabilmente di rinfilarsi nelle stesse trame già affrontate considerando anche che CBS non accenna a voler cancellare la serie, per nostra fortuna. Quindi, sì, la morte di Will ci ha sconvolto e ha cambiato, di fatto, la serie ma posso dire ora che c'è solo da guardare ammirati il modo in cui gli sceneggiatori sono stati in grado di gestire il lutto di Alicia e il nostro. Riuscendo a trasformare questo momento drammatico in una svolta catartica per Alicia che manda a quel paese il marito fedifrago e soffre senza nascondersi dietro nessuna facciata artificiale.
I king ci hanno dato di più, hanno inserito prontamente il "bell'imbusto in sostituzione di Josh Charles", ma l'hanno fatto con le dovute cautele e scegliendo Matthew Goode al quale è impossibile dire di no. Hanno strizzato l'occhio allo spettatore nell'episodio The One Percent quando hanno messo in scena la gelosia di Peter che interpreta una foto di Finn mentre esce dalla sua casa come una prova del tradimento della moglie, il tutto si è risolto nell'arco dell'episodio, ma è buon modo per lanciare l'amo a mio avviso. Perché se è vero che Finn era a casa di Alicia per questioni legali, Alicia nel medesimo momento era distrutta a letto per la morte di Will.
A Weird Year, finale di stagione, infatti, torna ancora lì. Peter decide di togliere l'appoggio alla candidatura di Finn apparentemente per una questione poco chiara che lo riguarda ma anche Alicia, insospettita chiede a Eli se la causa è la foto giudicata ambigua in precedenza. Chiusa questa storyline, dove speriamo i King continueranno a lavorare mantenendo Finn un personaggio regolare anche nella prossima stagione, il finale di stagione si è concentrato nel cercare di districare le questioni interne tra la Lockhart e Gardner e la Florrick e Agos. Fusione sì, fusione no?
The Good Wife_522-2Mettiamo prima in chiaro le cose, io trovo a dir poco sgradevole Louis Canning, capisco che l'intento era proprio questo quando hanno deciso di farlo tornare e fargli occupare lo studio di Will, ma il sordido piano intessuto insieme a David Lee per cacciare Diane è allucinante, poiché Canning è appena arrivato. Trovo tra l'altro questo personaggio, adatto per episodi sporadici, così com'era stato pensato e non fisso come hanno cercato di vendercelo in questa coda di stagione, perché come tutte le guest star di The Good Wife è tratteggiato per essere piacevolmente sopra le righe. Anche Cary non scherza comunque, in questo episodio tira fuori tutta la sua insoddisfazione per una possibile fusione tra i due studi e lo scontro con Alicia si fa teso e difficile.
L'insoddisfazione di Cary è dovuta anche alla sua relazione con Kalinda, anche se chiamarla relazione è eccessivo forse, poiché noi spettatori abbiamo visto solo giochi di lenzuola e basta e credo che il rapporto tra i due non sia andato più in là di quello, il che bisogna dirlo è un vero peccato. Il rapporto tra i due se approfondito leggermente poteva essere interessante per mostrarci i due personaggi in modo più sfaccettato, soprattutto dopo il pasticcio fatto con la storyline di Klainda e marito. Comunque il tutto pare risolversi grazie ad una decisione abbastanza improvvisa di Diane che chiede di essere accolta nello studio Florrick/Agos ,scelta che lascia un po' tutti, noi spettatori compresi, a bocca aperta.
The Good Wife_522-1Eh sì, perché Diane era in procinto (ma ha mai veramente preso in considerazione la cosa?) di accettare una proposta per candidarsi a procuratore distrettuale appoggiata da Peter, che obbligato a mollare Finn aveva necessità di trovare una sostituta che piacesse anche all'ex moglie, così da mitigare la sua possibile arrabbiatura.
Senza candidati papabili, Eli ha uno dei suoi lampi di genio e chiede ad Alicia di candidarsi a procuratore distrettuale, così si conclude questa quinta stagione di The Good Wife che per certi versi entrerà nella storia della serialità grazie, come dicevo nell'introduzione, a Dramatics, Your Honor che ha spiazzato spettatori, critici ed è diventato in poche settimane un buon esempio di scrittura anche per altri showrunner. Volete un esempio? Jeff Devis, showrunner di Teen Wolf, quando è stato accusato di aver ucciso un personaggio in questa stagione del teen dram in modo ingiusto , si è appellato ai King. Della serie: se è morto Will Gardner, chiunque può morire!
Questa recensione è stata pubblicata anche su Telefilm Central.org

martedì 27 maggio 2014

Agents of S.H.I.L.E.D: Recensione dell’episodio 1.22- finale di stagione

shield_122-1Dopo una prima parte di stagione che a molti non aveva convinto, a causa di scelte narrative un po' ovvie e una scrittura non sempre brillante, Agents of Shiled si era risollevato nella seconda parte di stagione grazie anche alla complicità di casa ABC che ha protetto la serie come mai è successo in passato. Purtroppo però, dopo 5/6 episodi molto convincenti e ricchi di spunti e colpi di scena interessanti, il finale di stagione che gli showrunner ci hanno regalato non è stato per niente all'altezza né delle attese né tanto meno degli ultimi episodi della stagione.  Che cosa è accaduto?
Fondamentalmente la scelta a mio parere sbagliata è stata non tanto puntare sul ritorno di Fury, doveroso visto come si era concluso Captain America: The Winter Soldier, ma piegare nel vero senso della parola certe scene al suo personaggio rendendo veramente imbarazzanti alcuni momenti, come il salvataggio di Fitz e Simmons dove hanno letteralmente "appiccicato" Samuel L. Jackson alla scena.
Sicuramente avrà avuto cose più importanti da fare che girare un episodio di Shield che viene trasmesso su ABC e non poteva stare sul set insieme con gli altri, però il risultato generale è pessimo, stesso problema quando Coulson se lo ritrova davanti in pieno scontro con Garrett, i due hanno tutto il tempo di farsi quattro chiacchiere amabilmente dietro a dei silos. Mah
Il discorso è che se il budget non permette certi effetti speciali e certi compensi degli attori, la cosa intelligente da fare sarebbe soprassedere e puntare su uno sviluppo narrativo più intricato e ritmato senza dover basare la "sopravvivenza" dell'episodio finale su un attore.
Dal punto di vista delle varie storyline, dopo aver fatto fuori Garret sfruttando il risentimento di Mike e il suo ricongiungimento, almeno virtuale, con il figlio, abbiamo ancora Raina a piede libero.
shield_122-3Storyline lasciata aperta perché legata a stretto filo con Sky e il suo passato, non a caso alla fine dell'episodio vediamo Raina portare la foto di Sky a un uomo insanguinato che dovrebbe essere a suo dire il padre della ragazza.
Il momento più intenso dell'episodio ci viene regalato, ancora una volta, da Fitz e Simmons. Sarà perché i due attori sono britannici e come tali hanno un'intensità generalmente ineguagliabile, sarà perché Maurissa Tancharoen e Jed Whedon che hanno scritto l'episodio si sono dedicati in modo più attento a questa scena, ma tutti i momenti che li hanno riguardati sono stati veramente emozionanti. Non sapremo mai, o forse sì, se Ward ha gettato l'unità nell'oceano con l'intento di uccidere i due ragazzi o se l'ha fatto per salvarli, dimostrando di conoscerne le capacità più di loro stessi, sta di fatto che il momento in cui i due realizzano di poter uscire e il successo quando stabiliscono chi dovrà usare l'ossigeno con annessa dolcissima dichiarazione di Fitz, ci ripagano di certe oggettive brutture viste nel corso dell'episodio.

shield_122-4Capitolo Ward a parte. Considerando l'importanza del personaggio e l'impegno fatto dagli sceneggiatori nella prima parte di stagione per tratteggiarlo e approfondirlo, anche qui mi aspettavo qualcosa di più dei soli calci e pugni di May. Abbiamo visto nel corso dell'episodio che Ward non è fedele all'Hydra ma solo ed esclusivamente a Garrett che considera un padre ma quest'aspetto non viene approfondito troppo, anche se sicuramente rivedremo il personaggio nella seconda stagione, io qualcosa in più su questo fronte l'avrei voluto vedere.
shield_122-6Le battute finali sono dedicate al passaggio di testimone tra Fury e Coulson al quale è affidato formalmente il compito di ricostruire da zero lo Shield. Come vediamo nella scena finale dopo i titoli di coda, Coulson sembra iniziare a mostrare quegli strani sintomi che May aveva temuto si sarebbero presentati. In definitiva un episodio che poteva senza dubbio essere costruito meglio, con più pathos e azione vera, e lascia una sensazione di amaro e d'incompleto.
Questa Recensione è stata pubblicata anche su Telefilm Central.org

lunedì 26 maggio 2014

Penny Dreadful: recensione dell'episodio 1.02 - Séance

Penny Dreadful-201-8Premessa d'obbligo, prima di passare a parlare del secondo episodio di Penny Dreadful: sono per definizione la persona più anti-film/serie tv Horror che esiste, per il semplicissimo fatto che ho paura. Sì, beh lo ammetto mi spavento facilmente, sono molto suggestionabile e  in particolare rifuggo da qualsiasi film o serie tv che tratti di possessioni demoniache, ho quasi una fobia. Ora capirete che secondo questa premessa io non dovrei vedere questa serie, ma l'essere umano è strano e complicato e tutte le cose che ci spaventano ci attraggono anche, inspiegabilmente. Con Penny Dreadful poi è stato amore a prima vista; sin dal pilot sono stata attratta inesorabilmente e nonostante, non esagero credetemi, io muoia di paura, non posso fare in meno di proseguire la visione.
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Il secondo episodio Séance fa anche meglio del primo che aveva i limiti di dover bene o male introdurre un po' la storia, come tutti i pilot. Brilla -sbaragliando qualsiasi scena, personaggio e attore - Eva Green. Ecco potrei parlare solo di Eva Green e della sua magnetica interpretazione e avrei tranquillamente portato a termine il compito di scrivere una recensione più possibile obiettiva e completa. Perché sì, Eva Green nel ruolo di Vanessa Ives è magnifica; in questo episodio viene invitata insieme a Sir Malcom a casa dell'egittologo Sir Ferdinand Lyle che li sta aiutando a decifrare i geroglifici rinvenuti sotto la pelle del mostro/vampiro. Qui alcuni ospiti vengono invitati a partecipare a una seduta spiritica con una medium Madame Kali e quello che sembra un modo per allietare la serata degli invitati alla festa si trasforma però nell'invocazione della dea che possiede Vanessa.
Una scena lunghissima girata con forse solo un paio di stacchi di camera e da far rizzare i capelli in testa! Vanessa, infatti, fa rivivere a Sir Malcom la morte del primo figlio, abbandonato dall'uomo al campo base durante una spedizione e della figlia Mina, rapita e che chiede di essere salvata. Una scena come dicevo che basta a spiegare perché Penny Dreadful abbia le carte in regola per allietarci, se così possiamo dire, questa primavera. Non servono effetti speciali quando hai un'attrice di questa levatura in grado di terrorizzare lo spettatore solo con lo sguardo e con i cambi repentini di voce! Come scopriamo, grazie alle delucidazioni di Sir Ferdinand Lyle, Vanessa è posseduta da un demonio che cerca di ricongiungersi con un altro potete spirito, l'unione di entrambi porterà all'arrivo della bestia sulla terra.
Penny Dreadful-201-2L'altra parte della storyline è dedicata all'ingresso di Brona Croft interpretata da Billy Piper: la donna in cerca di lavoro conosce Chandler, lasciato un po' ai margini in questo secondo episodio. Brona trova un'occupazione come modella/prostituta alle dipendenze  dell'affascinante  Dorian Grey.
Giovane incurante della malattia della donna e anzi attratto da lei e proprio dalla tisi che la affligge, che gli ricorda come lui sia invincibile alla vecchia e alla morte. E' sempre un piacere rivedere Billy Piper sullo schermo; resto perplessa però dalla scelta di farla parlare un'inglese quasi incomprensibile, considerando che la serie va in onda in USA, su showtime. Ci sono board (USA) sul web con persone che già si lamentano di non  riuscire a capire nulla di quello che dice. E' noto che gli americani facciano fatica a capire l'accento britannico e non sono famosi per il loro spirito d'adattamento in fatto di lingue.
Penny Dreadful-201-4In fine c'è l'altra storyline importante, a tratti tenera e commovente. Victor Frankenstein educa la sua nuova creatura, Proteo che pian piano, con la pazienza e l'amore simile a quella che un padre nutre per il figlio, ricorda la sua vecchia vita. Quando tutto sembra andare per il meglio, l'idillio viene turbato dal ritorno del "primo figlio" di Frankenstein che uccide il povero Proteo per gelosia probabilmente. Anche in questo caso ho trovato degli attori veramente all'altezza della situazione, Harry Treadaway è intenso e inquietante al tempo stesso, veramente adatto alla parte, rendendo il suo personaggio molto sfaccettato e interessante.
In conclusione un secondo episodio gestito e recitato brillantemente, più affascinante del pilot che getta bene le basi di una storia complessa e articolata rendendoci assetati di scoprirla velocemente tutta.
Questa recensione è stata pubblicata il 16 Maggio 2014 anche su Telefilm Central.org

martedì 20 maggio 2014

The Amazing Spider-Man 2 – Il potere di Electro: la recensione

The Amazing Spiderman-2-5Il secondo capitolo della saga Amazing Spiderman, reboot della saga cinematografica diretta da Sam Rami, non accenna ad abbandonare il primo posto nella classifica dei film più visti in Italia. Questa non è certo una sorpresa, considerando che questa tipologia di film è ormai una garanzia ai botteghini, non solo quelli italiani. Azione, romance, eroi, buoni sentimenti sono elementi che generalmente mettono d'accordo tutti, anche chi non è normalmente avvezzo al cinema di solo intrattenimento.
The Amazing Spider-Man 2 - Il potere di Electro (The Amazing Spider-Man 2: Rise of Electro) firmato da Marc Webb fa molto bene il suo lavoro: intrattiene senza farci pesare le oltre due ore di durata.
Grazie alla presenza di alcuni flashback, questo secondo capitolo cerca di dare delle risposte al fulcro della storia del giovane Peter Parker: il mistero dietro la scomparsa dei suoi genitori.
Quello che scopriamo, ma che immaginavamo sul conto del padre di Peter, oltre ad un laboratorio costruito in un vagone della metro ubicato in una stazione abbandonata, è che la Oscorp ha prima infangato il nome del signor Parker raccontando bugie anche alla zia May e infine l'ha ucciso insieme alla moglie.
Peter, dopo un'iniziale voglia di metterci una pietra sopra e tornare alla sua vita, scopre il laboratorio segreto e vede finalmente il video del padre. L'informazione più importante è che per salvaguardare l'uso del siero per scopi non etici, il padre di Peter ha sintetizzato il siero usando il suo DNA, questo significa che può funzionare solo sui suoi discendenti.
The Amazing Spiderman-2-2Ma come dice il titolo stesso del film, il secondo capitolo di Amazing Spiderman si concentra su due nuovi "cattivi": Electro e Harry Osborn. Entrambi cattivi a causa di circostanze esterne a loro; il primo interpretato da Jamie Foxx è Max, ingegnere alla Oscorp, ossessionato da Spiderman, un uomo solo e un po' disagiato, cade in una vasca piena di anguille geneticamente modificate che lo tramutano in  pura elettricità. Electro stringerà un patto insieme a Harry Osborn, giovane rampollo che prende le redini dell'impero Oscorp a seguito della morte del padre, per vendicarsi di Spiderman. Il povero Harry, interpretato da Dane DeHaan che dona al personaggio un'intensità e uno struggimento tali da farci empatizzare con Harry arrivando quasi a giustificare le sue azioni, si affanna a cercare il modo per sfuggire alla malattia genetica che il padre gli ha tramandato e che lo porterà a una morte atroce, l'unica possibilità sembra proprio il sangue di Spiderman, ma Peter è restio perché non vuole mettere a rischio la vita di Harry. E' così che il giovane Osborn, iniettato il veleno dei ragni conservato alla Oscorp, si trasformerà nel  famigerato Green Goblin.
The Amazing Spiderman-2-4In tutto ciò ovviamente non mancano siparietti comici tipici del fumetto Marvel e caratteristici anche di questo reboot firmato Webb, che rendono la visione divertente e leggera. C'è il rapporto tra Gwen e Peter e i sensi di colpa di quest'ultimo per quanto è accaduto al padre e alla promessa fatta di non mettere in pericolo Gwen. E' invece proprio quello che accade nelle battute finali del film; messo KO Electro, il faccia a Faccia tra Harry/GreenGoblin e Peter/Spiderman si fa duro ed è proprio Gwen che paga il conto più alto.
Peter si ritrova, ancora una volta a fare i conti con le responsabilità che derivano dall'essere spiderman, scelte che si ripercuotono sempre su persone vicine a lui.
Andrew Garfield, come già avevamo potuto apprezzare nel primo film, è molto convincente nel ruolo di Peter. La sua recitazione è molto spontanea e intensa, com'è tipico negli attori britannici, infatti, i momenti in cui rende a pieno sono proprio le parti più drammatiche, alzando il livello generale della recitazione nelle scene con Sally Field, attrice sublime. Emma Stone, che gli fa da spalla, invece all'opposto ha una naturale vena e tempi comici invidiabili ed è perfetta in tutte le scene che servono a spezzare la narrazione. In generale cast all'altezza di un film d'intrattenimento, senza dimenticare il carisma dei due cattivi sopra citati: Jamie Foxx e Dane Dehaan e il quasi irriconoscibile Paul Giamanti nel ruolo di Aleksei Sytsevich.
In questo secondo capitolo era previsto l'ingresso di un altro personaggio importante del fumetto, Mary Jane Watson. Shailene Woodley era stata scelta per interpretarla e aveva anche girato delle scene ma Weeb ha deciso poi di rimandare l'ingresso del personaggio - rumors sostengono perché la Woodley non era adatta al ruolo -, fatto sta che, vista la fine che fa Gwen, l'ingresso di Mary Jane forse sarebbe stato adatto per presentare il personaggio. Si è scelto invece di presentare Felicia Hardy. Nei fumetti Black Cat, interpretata dalla talentuosa Felicity Jones, è un personaggio molto importante che sicuramente avrà un ruolo centrale nei prossimi film. In conclusione, un buon film che forse non regge il confronto con gli altri fratelli Marvel più adulti, soprattutto confrontando la costruzione delle scene d'azione, ma regala allo spettatore buon intrattenimento senza grosse pretese.
Questa recensione è stata pubblicata il 10 Maggio 2014 su Telefilm Central.org
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